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Roma

Roma. "Placuit Deo": la Chiesa è il luogo della salvezza

La Congregazione per la dottrina della fede ha inviato una lettera a tutti i Vescovi, “Placuit Deo”, con l’approvazione del Papa: "Solo in Cristo c'è salvezza. Attenti alle nuove eresie".

Cronaca
Pubblicato il 1 marzo 2018, alle ore 17:34

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Roma. "Placuit Deo": la Chiesa è il luogo della salvezza

Il luogo dove riceviamo la salvezza portata da Gesù è la Chiesa, comunità di coloro che, essendo stati incorporati al nuovo ordine di relazioni inaugurato da Cristo, possono ricevere la pienezza dello Spirito di Cristo”, l’affermazione si legge nella parte finale della lettera, “Placuit Deo”,  che la Congregazione per la dottrina della fede ha inviato a tutti i Vescovi con l’approvazione del Santo Padre e firmata dal prefetto del dicastero, l’arcivescovo Luis F. Ladaria, e dal segretario, l’arcivescovo Giacomo Morandi.

La mediazione della Chiesa è necessaria, comprenderlo è “un aiuto essenziale per superare ogni tendenza riduzionista”, si legge sempre nel documento, perché con le sole forze individuali, contrariamente a quanto afferma il neo-pelagianesimo, non si riuscirà mai ad ottenere la salvezza. Cosa possibile invece nella Chiesa, comunità di credenti nata grazie al Figlio di Dio che si è incarnato.

La grazia che Cristo dona al fedele supera anche la visione neo-gnostica, una salvezza che tocca solo l’aspetto interiore e personale, perché introduce a relazioni concrete, le stesse vissute dal Maestro. Nel documento si legge anche che “la Chiesa è una comunità visibile: in essa tocchiamo la carne di Gesù, in modo singolare nei fratelli più poveri e sofferenti”. Come si legge anche nella “Lumen Gentium“, la Chiesa è mediatrice di salvezza, a confermare che non ci si salva da soli, in un percorso di auto-realizzazione personale, isolato, e non è nemmeno una specie di fusione mistica, interiore con il divino, ma ci si salva perché parte di una comunione di persone, partecipe della comunione trinitaria.

La visione individualistica e anche quella interiore della salvezza, afferma la lettera “Placuit Deo”, contraddicono anche lo stesso modo con cui Dio ha voluto intervenire per salvare la persona umana, ossia tramite i sacramenti. In particolare: il Battesimo porta della salvezza, l’Eucaristia sorgente e culmine di salvezza, la Penitenza, per camminare come Gesù ha camminato. È chiaro che le forze umane non bastano e che la pretesa di un’auto-salvezza è inconsistente, mentre la grazia dei sette sacramenti rafforza costantemente il cammino dei credenti. 

Grazie ai sacramenti i cristiani possono vivere in fedeltà alla carne di Cristo” che non si ferma al singolo fedele ma apre ciascuno e la comunità alla cura dell’umanità sofferente attraverso le opere di misericordia corporali e spirituali.

Il destino finale a cui tutti gli uomini sono chiamati è la salvezza integrale dell’anima e del corpo. Per questo la lettera esorta a “stabilire un dialogo sincero e costruttivo con i credenti di altre religioni, nella fiducia che Dio può condurre verso la salvezza in Cristo tutti gli uomini di buona volontà”, come si legge anche nella “Gaudium et Spes”.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Fa bene la Congregazione per dottrina della fede a mettere i puntini sulle "i" ogni tanto. Perché, nel tentativo di essere sempre aperti e disponibili ad ogni esperienza, si corre il rischio di andare fuori strada. E, comunque, ciò non significa escludere qualcuno perché tutti possono essere salvati in Cristo. Vivere la fede credendo di salvarsi da soli, o nutrendo una spiritualità che non s'accorge di chi, vicino, è nel bisogno, non serve a nulla. Tempo perso.

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