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Roma

Roma: è polemiche sulla scuola che divide gli alunni in base al reddito

Sul sito dell'Istituto Comprensivo di Roma di via Trionfale appariva la scritta "qui studia l'alta borghesia, i figli dei poveri vanno nell'altra sede": tale dicitura ha suscitato molte polemiche e sdegno, dopo di che la suddetta dicitura è scomparsa dal sito.

Cronaca
Pubblicato il 16 gennaio 2020, alle ore 01:01

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Roma: è polemiche sulla scuola che divide gli alunni in base al reddito

Nell’Istituto Comprensivo di via Trionfale, a Roma, gli studenti vengono suddivisi tra le due sedi in base al reddito del nucleo famigliare. L’Istituto ha due sedi: nella sede principale possono frequentare solo i figli dell’alta borghesia e i figli dei dipendenti della stessa (colf e badanti che lavorano per le famiglie benestanti), nella sede situata al centro del quartiere popolare di Monte Mario vengono destinati i figli delle famiglie appartenenti al ceto medio-basso. Questo fatto non era una semplice intuizione o una diceria locale, tanto che lo stesso sito dell’Istituto specificava tale suddivisione.

Ciò che era scritto nella presentazione dell’Istituto ha scatenato molte polemiche ed è stato considerato discriminatorio. Il Consiglio d’Istituto della scuola, dopo le polemiche, ha rimosso le frasi considerate discriminatorie ed ha voluto spiegare che il loro intento era solo “una descrizione socio-economica del territorio“.

La descrizione del sito scolastico

A scatenare l’indignazione è stata la frase “La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana. Il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti e simili)”.

La rivolta

Il presidente dell’associazione nazionale presidi-Lazio, Mario Rusconi, ha affermato che in nessuna scuola, luogo dedito all’educazione ed all’inclusione, devono essere presenti forme di categorizzazione superficiali ed inutili. Nella scuola non devono essere messe in evidenza eventuali differenze socio-culturali degli alunni iscritti poiché, tra l’altro, oltre a dare una cattiva rappresentazione di sé stesso agli occhi di chi legge, si corre anche il rischio di originare idee e forme classiste.

Rusconi afferma che, attualmente, uno dei problemi che attanaglia la nostra società odierna può essere superato anche grazie all’inclusione scolastica, che diventa il punto chiave del successo formativo per tutti, compresa la scuola.

Il presidente ha inoltre dichiarato che non possono essere fatte affermazioni parasociologiche di nessuna natura perché tali affermazioni ricadrebbero sulla scuola se non sono dichiarazioni supportate da dati statistici fondati e ben calibrati. Inoltre, tali affermazioni non hanno alcun interesse ai fini scolastici e rischiano soltanto di far passare un messaggio sbagliato e fuorviante.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Quando ho letto questa notizia, pensavo di aver letto male: l'ho letta e riletta più volte, e per un attimo mi è sembrato di essere nell'700 o nell'800. Che vengano fatte differenze tra i ceti sociali è ovvio ed evidente. Ma addirittura una scuola che decide di vantarsene e di scriverlo nero su bianco pubblicizzando questa forma di razzismo lo trovo allucinante. Spero che venga modificato drasticamente tutto il consiglio di quell'istituto ed anche l'organizzazione poiché temo che in quel luogo si possano formare ragazzi snob con delle idee e dei messaggi sbagliati.

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