A Roma, al Parco degli Acquedotti, due anarchici sono stati ritrovati senza vita sotto le macerie del Casale del Sellaretto, un edificio abbandonato nella zona sud della Capitale. Le vittime, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, erano già note alle forze dell’ordine e gravitavano intorno al gruppo di Alfredo Cospito.
Secondo le prime ricostruzioni, l’ipotesi più accreditata dagli investigatori della Digos è che i due stessero maneggiando un ordigno espl*sivo, che sarebbe detonato accidentalmente causando il crollo del solaio. I residenti della zona avevano segnalato un boato nella serata di giovedì, proveniente dal casolare, spesso utilizzato come riparo da persone senza fissa dimora. Venerdì mattina Polizia, Vigili del Fuoco e personale della Scientifica sono intervenuti sul posto, riconoscendo le vittime attraverso tatuaggi distintivi.
Gli investigatori osservano lo stato dei corpi e la dinamica dell’esplosione, ipotizzando che la coppia stesse preparando un attentato, con possibili obiettivi legati alla rete ferroviaria, già bersaglio di sabotaggi anarchici nei mesi scorsi. L’inchiesta si inserisce in un contesto di aumento dei sabotaggi ferroviari del 450% tra il 2024 e il 2025, secondo dati del Ministero dell’Interno, con trame che sembrano intrecciare ambienti antagonisti italiani ed europei.
L’episodio potrebbe anche essere collegato alla campagna a sostegno di Alfredo Cospito, il cui periodo di detenzione in regime di 41-bis scade a maggio, o a una possibile azione dimostrativa legata al maxi corteo del 28 marzo a Roma “pro-Askatasuna”, in memoria dello sgombero del centro sociale torinese. Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano erano già stati coinvolti in procedimenti giudiziari di rilievo nel mondo anarchico. Mercogliano era imputato nel processo “Scripta Manent”, legato alla Federazione Anarchica Informale, e assolto in appello nel 2019 dopo una condanna di primo grado per associazione sovversiva con finalità di terrorismo.
Cospito, condannato a 20 anni in appello, faceva parte dello stesso procedimento. Ardizzone, invece, era stata indagata nel processo “Sibilla” per istigazione a delinquere e evasione aggravata, venendo assolta nel gennaio 2025 dopo aver dichiarato di essere “nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato”. L’episodio accende nuovamente i riflettori sulle dinamiche del mondo anarchico italiano, la sicurezza delle infrastrutture e la gestione dei gruppi radicali. Restano da chiarire le circostanze esatte dell’espl*sione e gli eventuali piani dei due anarchici, mentre le indagini proseguono per comprendere l’entità dei rischi connessi a possibili azioni dimostrative o preparazioni di ordigni.