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Rinviati a giudizio i medici responsabili della morte di Morosini

Sono stati rinviati a giudizio i tre medici responsabili della morte di Piermario Morosini, il calciatore del Livorno che si accasciò sul campo di calcio durante una partita e morì per arresto cardiaco.Sono accusati di omicidio colposo.

Cronaca
Pubblicato il 27 marzo 2014, alle ore 07:33

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Rinviati a giudizio i medici responsabili della morte di Morosini

Rinviati a giudizio i tre medici accusati di omicidio colposo per la morte di Piermario Morosini, avvenuta il 14 aprile del 2012, durante la partita di calcio Pescara-Livorno allo stadio Adriatico. La decisione è stata del gup del tribunale di Pescara, Luca De Ninis, che ha accolto la richiesta del pm Valentina D’Agostino. La data di inizio del processo è fissata per il primo dicembre 2014.

La storia di Piermario Morosini non è stata affatto facile, è stato un ragazzo che ha dovuto subire in giovane età prima la morte della madre e, a distanza di un paio di anni, anche la morte del padre, restando orfano. Rimane solo ad occuparsi di suo fratello e di sua sorella, entrambi disabili. Purtroppo nel 2004 accade un avvenimento terribile: il fratello si suicida, è un duro colpo per Morosini, che continua ad occuparsi amorevolmente di sua sorella e realizza il suo sogno di diventare calciatore. Sembra che la sorte abbia voltato definitivamente le spalle al centrocampista, che durante la partita di calcio di serie B tra la sua squadra, il Livorno, e il Pescara, si accascia a terra a causa di una arresto cardiaco, dovuto ad una cardiomiopatia aritmogena, viene portato al pronto soccorso e dopo un’ora  muore.

Secondo le perizie richieste dal gip, effettuate dai consulenti Vittorio Fineschi, Francesco Della Corte e Riccardo Cappato, emerge che i medici presenti sul campo di gioco dovevano avvalersi dell’uso del defibrillatore semi-automatico che avevano a disposizione quel giorno, il quale avrebbe potuto salvare la vita del centrocampista del Livorno. Il suo mancato uso ha determinato il rinvio a giudizio per il medico del 118 di Pescara, Vito Molfese, del medico del Livorno, Manlio Porcellini, e del medico del Pescara, Ernesto Sabatini. Secondo i periti, tutti e tre i medici erano tenuti a conoscere il valore e l’utilità di tale defibrillatore che avrebbe dato qualche possibilità in più per salvare la vita di Morosini. Questo lo affermava anche la perizia del medico legale che effettuò l’autopsia sul giocatore.

Dopo il tragico evento, che sconvolse non solo il mondo del calcio, ma anche l’intera opinione pubblica, furono molte le polemiche sul fatto che non c’erano mezzi adeguati per soccorrere in campo Piermario Morosini e sul fatto che un’auto dei Vigili Urbani aveva bloccato l’ingresso maratona ostacolando il passaggio dell’ambulanza. Tutte polemiche che, comunque non riporteranno in vita il giocatore del Livorno, che, prima di essere un campione di calcio, era, innanzitutto un campione di vita, il quale aveva vissuto dei drammi familiari senza mai lamentarsi ed affrontando l’esistenza a testa alta. Un esempio per molti giovani e soprattutto per molti giocatori famosi di calcio.

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