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Ragusa, fa prostituire la figlia di 13 anni in cambio di soldi e di una casa

La polizia di Acate, in provincia di Ragusa, ha fermato una donna rumena che faceva prostituire la figlia di appena 13 anni in cambio di soldi, di ricariche telefoniche, o di un alloggio temporaneo.

Cronaca
Pubblicato il 8 giugno 2019, alle ore 14:22

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Ragusa, fa prostituire la figlia di 13 anni in cambio di soldi e di una casa

Una tredicenne rumena costretta dalla madre a prostituirsi in cambio di soldi e di altre utilità. È quello che è emerso nel corso delle indagini condotte dalla squadra mobile di Ragusa coordinate dalla Procura distrettuale di Catania. La ragazzina aveva avuto rapporti sessuali con braccianti agricoli, dopo che con loro aveva lavorato sui campi di Acate, in provincia di Ragusa.

La polizia di Acate ha fermato la madre e quattro clienti dell’adolescente. Tra di loro anche un anziano di 90 anni. Le violenze sono maturate in un ambiente di forte degrado economico e sociale. La donna rumena spesso non aveva un posto dove vivere stabilmente, quindi faceva prostituire la figlia per ottenere un alloggio ma anche di soldi, vino, birra, sigarette, o una doccia.

La ragazzina ormai era abituata ad avere rapporti sessuali con vari uomini, e si era addirittura fidanzata con un marocchino di 30 anni. L’operazione, denominata “Greenhouse“, era partita inizialmente per contrastare il caporalato molto diffuso nella zona. La squadra mobile di Ragusa però ha notato comportanti non consoni della tredicenne rispetto alla sua età. 

Dalle indagini è emerso una situazione agghiacciante. La tredicenne era solita avere rapporti sessuali con uomini molto più grandi di lei, di nazionalità sia rumena che italiana e nordafricana. Conosceva i clienti durante il lavoro, nelle serre e nei locali. Era la stessa madre ad accompagnarla presso le abitazioni dei clienti per consumare i rapporti sessuali.

Tutti sapevano, ma nessuno ha denunciato nulla. La madre è indagata per favoreggiamento della prostituzione e i quattro uomini per violenza sessuale. Un sessantunenne italiano pretendeva addirittura il diritto di esclusiva sull’adolescente per aver permesso a madre e figlia di vivere nella sua casa al mare.

L’intervento della Mobile di Ragusa è scattato quando gli inquirenti hanno compreso che la ragazzina aveva intenzione di denunciare uno degli uomini e, su disposizione della Procura della Repubblica, è stato eseguito un intervento d’urgenza. La bambina è stata affidata ad un centro specializzato, e una donna della polizia di Stato insieme ad una psicologa hanno ascoltato il durissimo racconto della ragazzina.

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Cosa ne pensa l’autore
Beatrice Cinnirella

Beatrice Cinnirella - Una vicenda che lascia senza parole e disgustati. Un episodio di totale degrado culturale ed economico consumatosi nelle campagne del ragusano. Una donna che di certo non si può chiamare madre ma piuttosto aguzzina e carnefice. Le ferite psicologiche della ragazzina saranno difficili da cicatrizzare, ma ci si augura che in qualche modo possa risollevarsi ed iniziare una nuova vita.

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