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Bologna

Processo a Patrick Zaki: ennesimo rinvio, udienza a dicembre

La vicenda del ricercatore egiziano studente presso l'università di Bologna, arrestato e incarcerato con accuse pretestuose al suo rientro in patria, non sembra avere mai fine

Cronaca
Pubblicato il 29 settembre 2021, alle ore 18:08

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Processo a Patrick Zaki: ennesimo rinvio, udienza a dicembre

Il calvario di Patrick Zaki,  lo studente e ricercatore egiziano dell’Università di Bologna arrestato il 7 febbraio 2020 al ritorno in patria, non ha mai fine. Nell’udienza di ieri presso il Tribunale di Mansura durata un paio di minuti, i giudici hanno rinviato il processo all’udienza del 7 dicembre prossimo.

Un rinvio lunghissimo che sa di punizione” come ha commentato il portavoce di Amnesty International Italia.Quel giorno saranno ventidue mesi che Patrick è detenuto in carcere in attesa di giudizio. Questa volta l’istanza di  rinvio è stata presentata dal difensore del ragazzo,  giustificata dalla richiesta di aver copia degli atti processuali per poterli studiare, cosa che finora non ha potuto fare essendo gli stessi disponibili solo in visione presso l’ufficio giudiziario. Ma un rinvio di altri due mesi e mezzo sembra esageratamente lungo.

L’accusa per cui Patrick viene processato è quella di “diffusione di notizie false fuori e dentro il paese”. Secondo il codice penale egiziano questo reato è punito con il carcere fino a cinque anni.  La corte che lo giudica  (Corte della Sicurezza dello Stato per reati minori) può emettere sentenza in qualsiasi momento e si tratta di una sentenza inappellabile.

Restano inoltre ancora in piedi le imputazioni di “minare la sicurezza nazionale”, di “istigare alla protesta al fine di rovesciare il regime” e sul ricorso “all’uso della violenza e al crimine terroristico”, per le quali si dovrebbe procedere in altra sede. Per queste accuse, basate su alcuni post pubblicati su Facebook dei quali ha sempre contestato la paternità, Zaki rischierebbe fino a 25 anni di carcere o, secondo altre fonti, addirittura l’ergastolo.

All’udienza di ieri l’imputato è giunto ammanettato, poi le manette gli sono state tolte. In aula erano presenti una cinquantina di persone tra cui il padre e la sorella di Patrick, un dirigente della ong per la quale Patrick lavorava come ricercatore e una quindicina di attivisti e amici. I giornalisti ammessi sono stati diffidati dal fare fotografie o girare video.

Per la liberazione di Patrick Zaki si sono mossi anche 40 eurodeputati che hanno inviato una lettera alla Commissione europea e all’Alto rappresentante dell’Unione per chiedere un forte impegno della UE a favore della liberazione dello studente. Promotori dell’iniziativa gli eurodeputati Fabio Massimo Cataldo del M5S e Pierfrancesco Majorino del PD.

Nella missiva, che ripercorre la vicenda di Zaki che ha dovuto subire un anno e mezzo di detenzione preventiva, nonché minacce e torture, si legge tra l’altro: “Siamo molto preoccupati dal possibile esito di questo processo che rischia, come tanti altri in Egitto, di essere guidato dalla necessità di mettere a tacere voci critiche e non gradite al regime di Al-Sisi”.

I firmatari sollecitano una forte presa di posizione dei vertici dell’Unione per una immediata liberazione di Patrick Zaki, come, tra l’altro, già richiesto dal Parlamento Europeo con la risoluzione del 18 dicembre 2020 e che una delegazione UE sia presente al processo di Patrick Zaki e a quelli celebrati dal regime egiziano contro gli altri attivisti e difensori dei diritti umani oggi perseguitati.

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Cosa ne pensa l’autore
Lucio Cattaneo

Lucio Cattaneo - La lunghezza esasperante e ingiustificata del processo che si svolge in Egitto a carico di Patrick Zaki, autorizza illazioni e sospetti. Tra cui quello che lo studente possa venir usato come ostaggio e che il regime di Al-Sisi non abbia ancora ottenuto dal nostro paese quello che vuole (ad esempio l'archiviazione del caso Regeni).

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