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Prato, sesso con allievo: Il Dna conferma che il bimbo è del 15enne

L'esito del Dna ha confermato che il bambino dato alla luce dalla professoressa 35enne, accusata di violenza sessuale, è del 15enne a cui la donna dava ripetizioni di inglese.

Cronaca
Pubblicato il 12 marzo 2019, alle ore 14:17

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Prato, sesso con allievo: Il Dna conferma che il bimbo è del 15enne

Il test del Dna ha confermato che il bambino dato alla luce dall’infermiera 35enne nell’autunno del 2018 è figlio del 15enne a cui la donna dava ripetizioni di inglese. La donna, al momento, indagata per atti sessuali su minore dalla Procura di Prato, è stata ascoltata per circa due ore dagli inquirenti con interrogatorio secretato. Il suo avvocato, Mattia Alfano ha dichiarato: “La verità dei fatti, secondo noi, prescinde da questo risultato“.

I genitori del minore hanno querelato la 35enne, dopo che il giovane si è confidato con loro, dichiarando la relazione con la donna. Successivamente il 15enne avrebbe riferito tutto alla polizia. Oltre al test del Dna, fondamentali per l’indagine saranno i contenuti delle chat tra i due.

Pare, infatti, che l’infermiera mandava allo studente diversi messaggi insistenti: “Perché non rispondi? Rispondimi“. Gli sms sono stati trovati nel cellulare del minore, consegnato spontaneamente dalla mamma del ragazzo alla Squadra mobile. Sono stati proprio quei messaggi a far nascere il sospetto che il ragazzo nascondesse qualcosa, successivamente svelato dallo stesso. Si suppone, inoltre, che alcuni messaggi siano stati cancellati.

L’interrogatorio

La donna si sarebbe recata in procura per l’interrogatorio con il marito, che inoltre ha riconosciuto il bimbo, entrando per una porta secondaria, mentre gli avvocati hanno raggiunto il pm dall’ingresso principale senza lasciare alcuna dichiarazione. Oltre ai due sostituiti procuratori, titolari dell’inchiesta, ha preso parte all’interrogatorio Gianluca Aurilia, capo della squadra mobile che indaga sulla vicenda a seguito della denuncia dei genitori del 15enne.

Il marito dell’insegnante, durante l’interrogatorio della donna, è stato portato in un’altra stanza e ha confessato di essere al corrente della “relazione” della moglie con il ragazzo e di sapere che il bambino non era suo. Nonostante ciò, pare che l’uomo abbia accettato la situazione, tanto da lasciare il Palazzo di Giustizia insieme alla moglie dopo l’interrogatorio effettuato con dichiarazione volontaria.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - E' importante fare luce su questa vicenda; pare che in questa situazione si tenda a sminuire ciò che la donna ha fatto soltanto perché si parla di un ragazzo 15enne e non di una ragazza. La loro relazione che sia stata voluta o meno da entrambi è comunque un reato.

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