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Prato: sequestrato un capannone con marijuana

Coltivavano marijuana in un capannone che era stato trasformato in una serra. Arrestati alcuni cinesi che si occupavano della piantagione, sita in Val di Bisenzio, a Prato, e sequestrate 4900 piante di marijuana

Cronaca
Pubblicato il 1 marzo 2014, alle ore 14:49

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Prato: sequestrato un capannone con marijuana

Avevano trasformato un capannone di mille metri quadrati in una serra dove coltivare migliaia di piante di marijuana: arrestati almeno 7 cinesi che erano complici in questa singolare vicenda accaduta in Val di Bisenzio, in provincia di Prato. La struttura era stata adibita a serra con alcuni impianti particolari che utilizzano la luce di potenti lampade per innalzare la temperatura interna e favorire a crescita delle piante.

Con un soppalco creato appositamente per posizionare queste lampade e un impianto d’irrigazione adattato all’ambiente, i cinesi avevano ricostruito l’habitat ideale per la piantagione di marijuana. I carabinieri hanno sequestrato circa 4900 piante di marijuana e hanno posto sotto sequestro anche il locale. La vicenda lascia un po’ sconcertati perché è la prima volta che dei cinesi vengono arrestati per coltivazione di droga, fatto che sta a testimoniare che anche loro hanno carenza di recepire denaro da altri settori, e la droga è invece uno di quelli che continua a rendere, vista la diffusione che non si arresta specialmente tra le fasce più giovani.

Molti immigrati cinesi, che ormai rappresentano una popolazione rilevante proprio nella zona di Prato e provincia, sono anche proprietari di piccole imprese, negozi e attività commerciali di qualsiasi genere, ma spesso sono anche stati protagonisti di casi di prostituzione o di attività illegali di altro genere. La scelta dei cinesi di trovare un ripiego nella droga per percepire denaro illegalmente è, secondo i carabinieri, una nuova svolta che fa presagire un’ imminente crescita in questo settore, coinvolgendo anche altri gruppi di cinesi che si sono trasferiti in Toscana.

Adesso le indagini continuano per risalire al proprietario del capannone, per ascoltare anche le sue dichiarazioni se era informato dell’attività che si svolgeva nella sua proprietà. Infatti, la vicenda prevede risvolti più ampi, che vanno dalla fornitura delle piante alla commercializzazioe della marijuana, che dopo una particolare lavorazione sarebbe stata immessa sul mercato per essere venduta. Inoltre, la complicità di coloro che hanno preparato la disposizione degli impianti per la serra fa presagire che a fare parte di questa vicenda ci siano anche altre persone che al momento stanno nell’ombra, ma presto potrebbero essere rese note le loro generalità.

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