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Prato, gli operai di una ditta tessile gestita da cinesi scioperano per lo sfruttamento: i datori li massacrano di botte

I dipendenti della Gruccia Creation di Prato, azienda a conduzione cinese specializzata nella costruzione di grucce, sono stati violentemente picchiati tanto da finitre in ospedale per aver denunciato le condizioni di sfruttamento applicate in ditta.

Cronaca
Pubblicato il 23 giugno 2019, alle ore 13:54

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Prato, gli operai di una ditta tessile gestita da cinesi scioperano per lo sfruttamento: i datori li massacrano di botte

Questa mattina, all’interno della ditta Gruccia Creation di Prato, un’azienda a conduzione cinese e specializzata nella costruzione di grucce per abbigliamento, vi sono stati momenti di grande tensione. La ditta si trova al centro del più grande polo tessile italiano.

La notizia è partita dalla denuncia fatta sulla pagina Facebook “Firenze Dal Basso”. Da tale denuncia è emerso che alcuni lavoratori sono stati picchiati e dieci di loro sono finiti al pronto soccorso per curare le ferite subite.

Le denunce dei lavoratori raccontano un trattamento di “sfruttamento continuato“, che li portava a dover lavorare 12 ore al giorno, per giunta in nero. I lavoratori hanno anche raccontato che, nel momento in cui hanno iniziato a scioperare, i padroni hanno iniziato a tirargli addosso pietre e spazzatura.

Nei giorni scorsi, sembrava si fosse raggiunto un accordo tra le parti. Oggi, il titolare della ditta doveva presentarsi al lavoro e firmare l’accordo per la regolarizzazione, ma non si è presentato. I dipendenti arrabbiati per quella che reputavano un’ennesima presa in giro, hanno ricominciato lo sciopero.

A questo punto, una squadra di persone probabilmente legata alla direzione aziendale ha iniziato ad aggredire brutalmente i dipendenti con calci e pugni in faccia e nelle costole. Una decina di scioperanti è dovuta ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. L’aggressione si è svolta sotto gli occhi della polizia presente sul posto.

Il racconto degli operai

Gli operai della Gruccia Creation denunciano una condizione di lavoro irregolare e problemi gravissimi in materia di sicurezza sul lavoro. Gli operai raccontano di avere un contratto di 4 ore ma di lavorarne 12, dicono di essere trattati come animali senza il riconoscimento di ferie e malattia. Quello che i dipendenti chiedono è semplicemente che venga riconosciuto loro un regolare contratto di dipendenza in cui vengono rispettati i loro diritti. Dalle testimonianze è emerso che all’interno della ditta non sono fornite alcune protezioni, per esempio non vengono date protezioni per occhi e mani e, in caso di malattia, il dipendente che si è assentato dal lavoro si vede detratti dalla busta paga i soldi delle giornate di assenza.

La reazione del sindacato

Il sindacato SI Cobas, con i responsabili territoriali Luca Toscano e Sarah Caudiero, si sono schierati a fianco degli operai nella lotta per il riconoscimento dei loro diritti. I due sindacalisti, per ordine del questore Alessio Cesareo, possono recarsi a Prato soltanto per svolgere attività sindacali e solo dopo averlo precedentemente comunicato alla questura: tale provvedimento vale 3 anni.

Il questore ha preso questa decisione a maggio, dopo aver esaminato le notizie ricevute dalla sezione anticrimine sulla pericolosità dei due sindacalisti. Luca Toscano commenta questo provvedimento dichiarandolo “paradossale vergognoso ed inaccettabile soprattutto perché nel momento in cui tutte le aziende tessili gestite da cinesi perpetrano lo sfruttamento dei propri dipendenti, la questura decide di allontanare dalla città le due persone che maggiormente si impegnano per difendere i lavoratori e contrastare la politica cinese in materia di lavoro e diritti nelle fabbriche di Prato”.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Trovo scandaloso che ad una ditta sul territorio italiano sia concesso di attuare una politica di sfruttamento, per altro tipica del territorio cinese e della sua inciviltà. Chi vuole gestire delle ditte in Italia deve rispettare le nostre regole e non comportarsi in Italia come crede sia giusto o come è solito fare al suo paese di origine:ogni nazione ha le sue regole e, se si vuole vivere in quello Stato, bisogna adeguarsi alle normative presenti. Se non si è disposti a farlo, bisogna andare altrove.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

23 giugno 2019 - 13:56:08

I sindacati nazionali, più che scendere in piazza contro il salario minimo, dicendo che va contro l'interesse dei lavoratori, dovrebbero occuparsi di cose del genere.

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