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Pavia, genetista va in pensione e dona 250mila euro per la ricerca all’ateneo: "Credo nei giovani"

Una professoressa dell'Università di Pavia ha donato 250mila euro per la ricerca. La docente ha spiegato le ragioni che l'hanno spinta a compiere questo gesto.

Cronaca
Pubblicato il 14 gennaio 2019, alle ore 08:59

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Pavia, genetista va in pensione e dona 250mila euro per la ricerca all’ateneo: "Credo nei giovani"

La ricerca medica-scientifica ha bisogno costante di fondi per andare avanti; questi fondi, purtroppo, scarseggiano, sono limitati e non sono mai sufficienti. 

Una professoressa dell’Università di Pavia, Alessandra Albertini, ha donato 250mila euro per la ricerca dopo essere andata in pensione. E’ lei stessa a spiegare le motivazioni della sua scelta.

La donazione 

La professoressa, oggi 68enne, è andata in pensione pochi giorni fa. Dal 2012 era direttrice del dipartimento di Biologia e biotecnologie “Spallanzani” di Pavia. Il Miur ha riconosciuto che questo dipartimento è un’eccellenza tra gli atenei italiani, nonostante non ci siano fondi.

Nel corso della sua carriera accademica, la docente ha avuto modo di conoscere la realtà e le difficoltà legate alla ricerca. Per questo motivo, ha deciso di donare all’università 250mila euro da utilizzare entro il 2023 per cofinanziare nuove posizioni per ricercatori a tempo determinato junior e di assegnisti di ricerca. I fondi dovranno essere utilizzati per progetti di genetica, genomica microbica e microbiologia. Ha voluto dedicare questa donazione al padre e al nonno che le hanno insegnato il valore della cultura, della generosità e della condivisione. I

n un’intervista pubblicata dalla Provincia pavese, è la stessa Albertini a spiegare che questa donazione non è solo per l’università ma per chi ogni giorno lavora nonostante le difficoltà e la precarietà. Durante la sua lunga carriera, ha incontrato giovani volenterosi, dai 30 ai 40 anni, che dovevano affrontare la precarietà in ambito universitario, e bravi scienziati che vedono la possibilità di essere nominati professori associati, ed avere una cattedra fissa, come un miraggio. La situazione delle università è per la docente ingiusta e grave. La sua donazione è da considerarsi, come lei stessa spiega, “un atto di fiducia nei confronti del futuro e di ringraziamento per il passato. Perché io credo nei giovani“.

Intanto, l’ateneo ha aperto una piattaforma di crowdfunding per raccogliere nuovi fondi destinati ai progetti già in corso che, in alcuni casi, coinvolgono anche altri ricercatori in tutta Europa.

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Cosa ne pensa l’autore
Giovanna Barone

Giovanna Barone - La professoressa è da lodare per il suo altruismo e per la fiducia che ripone nei giovani volenterosi. Mi auguro che il suo contributo possa aprire le porte per nuove scoperte che aiutino la ricerca, che permettano di identificare nuove patologie e cure ma soprattutto chi ha bisogno di curarsi

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