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Roma

Papa Francesco, perdono di Dio senza sacerdote: ecco come

La confessione pasquale è uno dei precetti della Chiesa. Come fare in tempo di isolamento e restrizioni? Papa Francesco, citando il Catechismo della Chiesa Cattolica, ha ricordato che la misericordia di Dio viene da un cuore sincero e contrito

Cronaca
Pubblicato il 20 marzo 2020, alle ore 18:44

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Papa Francesco, perdono di Dio senza sacerdote: ecco come

Le porte del cuore di Dio sono spalancate a tutti, purché una persona voglia lasciarsi amare e, nel tema attuale, perdonare. In tutti i modi la Chiesa cerca di dare, a chi lo desidera, la possibilità di riconciliarsi con Dio. L’emergenza Coronavirus sta tenendo isolate molte persone e quelle gravemente ammalate, nei reparti di terapia intensiva, non possono incontrare nessuno, e pur desiderandolo, nemmeno un sacerdote.

Questa mattina, 20 marzo 2020, durante l’omelia a Santa Marta, Papa Francesco ha ricordato i passi del Catechismo della Chiesa Cattolica che illuminano sulle situazioni e le disposizioni per ricevere il perdono di Dio anche senza il sacerdote, leggibili da tutti nei numeri 1451 e 1452.

Al desiderio dell’incontro sacramentale per Pasqua e alla domanda “dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa?“, Papa Francesco risponde: “Tu fai quello che dice il Catechismo“. Se non è possibile incontrarsi con un sacerdote, ministro del perdono, si può sempre parlare con il Signore: “è tuo Padre, e digli la verità“. Riconoscere davanti a Dio le mancanze e chiedere perdono con tutto il cuore, recitando l’Atto di Dolore nella promessa di confessarsi appena possibile, ma di voler ricevere il perdono subito, è possibile. “E subito, tornerai alla grazia di Dio” ha detto il Pontefice, che poi ha aggiunto: “E questo è il momento giusto, il momento opportuno. Un Atto di Dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve“.

Il Catechismo della Chiesa cattolica è stato promulgato da san Giovanni Paolo II, ed è stato redatto sotto la guida di Joseph Ratzinger, l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Il testo, citando il Concilio di Trento, parla di “contrizione”, ossia del “dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire”.

La contrizione è “perfetta”, di carità, “quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa“. Se c’è contrizione, questa ha la forza di rimettere le colpe veniali e di ottenere il perdono dei peccati mortali, purché ci sia la ferma decisione di ricorrere alla confessione sacramentale appena possibile. La misericordia di Dio è aperta a tutti, e ricordarlo in questi giorni fa bene al cuore.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Ricordo che quand'ero piccola mi avevano insegnato proprio quanto il Papa ha detto questa mattina. Non occorre confessarsi ogni volta che si desidera fare la comunione, mi dicevano, ma chiedere perdono sì, anche delle piccole mancanze, con il proposito di confessarle alla prima confessione. Il Coronavirus, secondo me, ci sta riportando all'essenziale delle cose.

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