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Roma

Papa Francesco: "Il popolo di Dio è fatto per le benedizioni, non per le lamentazioni"

Nell'omelia del 23 giugno, solennità del Corpus Domini, Papa Francesco ha spiegato due verbi: dire e dare. "Il Signore desidera dire bene del suo popolo", purtroppo oggi "si maledice" e "chi è più arrabbiato sembra avere ragione e raccogliere consenso".

Cronaca
Pubblicato il 24 giugno 2019, alle ore 14:35

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Papa Francesco: "Il popolo di Dio è fatto per le benedizioni, non per le lamentazioni"

Dire e dare” sono i due verbi spiegati da Papa Francesco durante l’omelia della Santa Messa del Corpus Domini, celebrata il 23 giugno 2019 presso la Parrocchia di S. Maria Consolatrice a Casalbertone (Roma).

Il verbo dire è colto dal Santo Padre nella prima lettura tratta dal Libro della Genesi (14,18-20), quando Melchisedek benedice: “Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, e benedetto sia il Dio altissimo“. Il secondo verbo, dare, sempre nella stessa lettura, quando Abramo, benedetto da Melchisedek, “diede a lui la decima di tutto“.

Dire e dare

Tutto inizia con una benedizione, perchè le parole di bene possono solo generare una storia di bene. Anche Gesù prima di moltiplicare i pani, ha spiegato il Papa, li benedice: “Prese i cinque pani, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli” (Lc 9,16). La benedizione trasformò i cinque pani in cibo per tutta la moltitudine presente.

La parola benedire è una parola che fa del bene, perchè si trasforma in dono, in qualcosa per gli altri e non per se stessi. Benedire significa “dire con amore“, tutt’altro che belle parole o parole di circostanza. Papa Francesco ha poi ricordato le tante benedizioni ricevute nella vita. In chiesa con le benedizioni del sacerdote a partire dalla prima ricevuta con il Battesimo, ma anche quelle invocate da noi stessi a casa con il segno della croce sulla fronte, gesto che ci fa essere persone benedette.

Rivolgendosi ai sacerdoti Papa Francesco ha ricordato di benedire il popolo di Dio: “Cari sacerdoti, non abbiate paura di benedire, benedire il popolo di Dio“, perché “il Signore desidera dire bene del suo popolo, è contento di far sentire il suo affetto per noi“. Chi è benedetto può a sua volta “benedire gli altri con la stessa unzione d’amore“.

Con troppa facilità, sottolinea con tristezza il Santo Padre, si maledice l’altro, lo si disprezza e si insulta. La troppa frenesia porta a sfogare rabbia su tutto e tutti e spesso accade che chi grida di più e più forte, anzi chi più è arrabbiato pare abbia ragione e per questo raccogliere consenso. Ed ecco l’invito rivolto a tutti: “Non lasciamoci contagiare dall’arroganza, non lasciamoci invadere dall’amarezza, noi che mangiamo il Pane che porta in sé ogni dolcezza“, perchè il popolo di Dio è per la lode, non per le lamentele; è per le benedizioni e non per le lamentazioni. Gesù fattosi Pane ci insegna a benedire ciò che abbiamo e a lodare Dio donando parole buone agli altri.

Dal “dire” di Melchisedek segue il “dare” di Abramo. Anche Gesù dalla benedizione passa alla distribuzione, rivelando così che il pane, nel suo significato più bello, è mezzo di condivisione e non solo di consumo. Nel racconto della moltiplicazione dei pani in realtà il verbo moltiplicare non c’è, i verbi utilizzati infatti sono “spezzare, dare, distribuire”, ha messo in evidenza Francesco. La benedizione di Gesù rivela la fiducia nel Padre e nella sua provvidenza anche in chi la riceve. L’“economia” del Vangelo, al contrario di quella cui siamo abituati, si moltiplica condividendo, nutre solo se viene distribuita, non l’avere ma il dare è il verbo di Gesù.

Quando Gesù dice ai discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare“, nelle loro menti saranno sorti mille ragionamenti e domande. Gesù con la sua risposta vuole sollecitare i discepoli a non trattenere, quel che si ha, perchè, anche se poco, si moltiplica distribuendolo. “Il Signore fa grandi cose con la nostra pochezza, come con i cinque pani” ha ricordato Papa Francesco. L’Eucaristia ci trasmette il modo di pensare di Dio e far sì che la nostra vita si interroghi vedendo chi è nel bisogno. “Il Signore – ha concluso il Papa che di lì a poco sarebbe uscito in strada con l’Eucarestia – viene sulle nostre strade per dire-bene, dire bene di noi e per darci coraggio, dare coraggio a noi. Chiede anche a noi di essere benedizione e dono“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - La mitezza del linguaggio verbale e non verbale non è il modello che va per la maggiore, concordo con Papa Francesco. Nell'omelia di ieri mi pare di cogliere che va oltre quel "se proprio ti vien da maledire, taci", ma chiede di benedire, di restare aperti, dire-bene perché si ama, perché si cerca il bene e il bello negli altri.

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Commenti
Claudia Marinescu
Claudia Marinescu

25 giugno 2019 - 00:25:15

Sono Buddista ma condivido ????

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Claudia Marinescu
Marilena Carraro

25 giugno 2019 - 05:48:04

Penso che il bene, il buono, il giusto e il bello non abbia confini si sorta!

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