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Roma

Papa Francesco: il ‘pane’ che chiediamo nel Padre Nostro è di tutti

Mercoledì 27 marzo, Papa Francesco, ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l'Udienza Generale ha iniziato a spiegare la seconda parte del "Padre Nostro" che inizia con l'invocazione: “Dacci il pane quotidiano!”

Cronaca
Pubblicato il 28 marzo 2019, alle ore 10:41

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Papa Francesco: il ‘pane’ che chiediamo nel Padre Nostro è di tutti

Nel cominciare a parlare della seconda parte del “Padre nostro”, Papa Francesco, ai fedeli riuniti ieri 27 marzo 2019, in Piazza San Pietro, ha detto che la preghiera che presentiamo a Dio, proprio perché chiediamo il pane, “profuma di quotidiano“, del necessario per vivere oggi.

Gesù ci insegna ad implorare Dio, come mendicanti che hanno fame: “Dacci il pane quotidiano!” a ricordarci la nostra dimensione creaturale, non autosufficiente: per vivere abbiamo bisogno di nutrirci.

La catechesi

Papa Francesco ha spiegato che spesso Gesù nei Vangeli si fa conoscere attraverso le richieste di guarigione da parte di chi si trovava a vivere una malattia nel proprio corpo o chiede intercessione di guarigione per i propri cari. Gesù non passa indifferente tra la gente che soffre, ma ha compassione e guarisce il corpo, indicando anche una salvezza che va oltre quella corporale.

Nel Padre Nostro Gesù ci suggerisce di chiedere a Dio Padre il pane quotidiano. Questa richiesta dovrebbe essere gridata se consideriamo che anche oggi, nel mondo, ci sono madri e padri che si coricano senza sapere che cosa daranno da mangiare ai loro figli l’indomani. Il Papa ha suggerito come dare forza a questa preghiera immaginando di trovarci nella precarietà di chi vive senza necessario per vivere. Immaginare di trovarci in una stanza precaria anzichè in un salotto è un esercizio utile a tutti perché “parte dalla realtà, dal cuore e dalla carne di persone che vivono nel bisogno, o che condividono la condizione di chi non ha il necessario per vivere”, ha detto Papa Bergoglio. 

La preghiera del Padre Nostro è al plurale, non è il ‘mio’ pane quello che chiediamo a Dio, ma è il pane di tutti, ‘nostro’. Gesù ci insegna ad essere aperti all’intera fraternità del mondo, a tenerci per mano, caratteristica della preghiera cristiana. Empatia e solidarietà sembrano essere le caratteristiche di questa preghiera: “Nella mia fame sento la fame delle moltitudini, e allora pregherò Dio finché la loro richiesta non sarà esaudita” ha detto il Papa ricordando anche i bambini affamati nelle realtà di guerra “nello Yemen, nella Siria, nel Sud Sudan”.

Un giorno il Signore verificherà la nostra vita sul ‘pane’ ha sottolineato Papa Francesco. Ci rimprovererà se non abbiamo avuto l’abitudine a spezzarlo e a condividerlo, perchè era un pane per tutti e non solo di qualcuno. L’amore di Dio non sopporta l’egoismo di chi non condividere il pane. Papa Francesco ha invitato a fare come il bambino che ha accettato di condividere i cinque pani e due pesci che possedeva. A farli bastare per tutti ci ha pensato Gesù con il miracolo della condivisione.

Anche i più alti mistici cristiani partono da questa domanda: “Dacci il pane quotidiano!”, che riporta alla domanda dei beni necessari per la vita, insieme al pane, l’acqua, le medicine, una casa, il lavoro… Nella moltiplicazione dei pani, ha detto il Papa, intravediamo l’offerta di Gesù nel Pane eucaristico, il solo Pane capace di saziare un’altra fame, quella dell’infinito e del desiderio di Dio che ogni uomo sente nel profondo dell’anima. 

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Mi torna in mente un passaggio della preghiera di benedizione della mensa: "danne a chi non ne ha". Come a dire: "Signore, pensaci tu". Ed invece no, non è così. Il pane, dice il Papa e prima di lui Gesù, è di tutti. Allora la preghiera assume il significato del non sprecare il cibo, del non lamentarsi e dell'impegno a pensare anche concretamente agli altri, a chi, davvero non ha cibo. A Padova le Cucine Economiche riescono a distribuire il "pane" a coloro che non ne hanno, grazie all'aiuto di molti.

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