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Roma

Papa Francesco: "Anche chi si dice ateo, prega"

Continua il ciclo di catechesi sulla preghiera durante l'udienza generale del mercoledì. Ieri, 9 dicembre, Papa Francesco ha invitato a domandare aiuto al Signore: "Egli ascolta il grido di chi lo invoca".

Cronaca
Pubblicato il 10 dicembre 2020, alle ore 09:51

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Papa Francesco: "Anche chi si dice ateo, prega"

Anche le nostre domande balbettate, quelle rimaste nel fondo del cuoresono ascoltate dal Signore, lo ha detto Papa Francesco durante l’udienza generale tenuta nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, ieri, mercoledì 9 dicembre 2020.

La preghiera del cristiano, comprendendo lode e supplica, ha spiegato Papa Francesco, “è pienamente umana“, dimostrazione di questa affermazione è la preghiera del “Padre Nostro” insegnata da Gesù ai suoi discepoli. Il “Padre Nostro” ci pone in una relazione filiale e confidenziale con Dio. La preghiera inizia con richieste che il Papa chiama i doni più alti“: “la santificazione del suo nome tra gli uomini, l’avvento della sua signoria, la realizzazione della sua volontà di bene nei confronti del mondo“. La preghiera poi prosegue con “i doni più semplici” primo tra tutti il “pane quotidiano” che include la “salute, la casa, il lavoro, le cose di tutti i giorni” e l’Eucaristia “necessaria per la vita in Cristo“, anche la richiesta esplicita del perdono, di relazioni serene e di essere aiutati nelle tentazioni e liberati dal male, sono esperienze che fanno parte della vita quotidiana.

Il fatto di domandare l’aiuto del Signore, ricorda Papa Bergoglio citando il Catechismo della Chiesa Cattolicaè già un ritorno a Lui” (n. 2629). Se una persona che ha peccato, provando dispiacere prega il Padre Nostro, si avvicina al Signore. Se anche a volte facciamo esperienza di autosufficienza, per esperienza sappiamo che prima o poi questa svanisce e il grido d’aiuto, a volte trattenuto, diventa voce perché “l’essere umano è un’invocazione“. Il Salmo 63 descrive l’anima come terra arida e assetata per la condizione umana minata da molte parti: malattia, ingiustizie, tradimento degli amici, minaccia dei nemici. La Bibbia ne parla senza vergogna e mostra una via d’uscita nel grido che si fa preghiera: “Signore, aiutami!“.

San Paolo nella lettera ai Romani ricorda “che tutto il creato geme, prega” vivendo la nostra stessa attesa di liberazione. Ma solo l’uomo prega coscientemente, sapendo di rivolgersi al Padre ed entrando in dialogo con Lui. Il bisogno interiore di pregare non ci deve scandalizzare o far provare vergogna perché abbiamo bisogno di aiuto. Le nostre richieste sincere sono “il grido del cuore verso Dio che è Padre”.

Papa Francesco ha poi ricordato che anche nei tempi di felicità dobbiamo saper ringraziare Dio per ogni cosa che ci dona, senza ritenerla scontata o dovuta, perché “tutto è grazia“. Accettando di essere creature, di essere fragili si fa spazio in noi la preghiera di invocazione e di domanda. Una persona “può anche non arrivare a credere in Dio, ma è difficile non credere nella preghiera: essa semplicemente esiste; si presenta a noi come un grido“, una voce interiore che anche dopo un lungo tempo di silenzio, si sveglia e in noi grida.

A questo grido “Dio risponderà“, ha detto il Papa ricordando che “in un modo o nell’altro” Egli risponde sempre, come descritto nel Libro dei Salmi. “Dio ascolta il grido di chi lo invoca” si legge nella Bibbia e Papa Francesco assicura che “Anche le nostre domande balbettate, quelle rimaste nel fondo del cuore, che abbiamo anche vergogna di esprimere, il Padre le ascolta”, donandoci lo Spirito Santo. E’ necessario attendere con pazienza ce lo ricorda anche questo tempo che precede il Natale, l’Avvento, il tempo di attesa per eccellenza.

Nella nostra attesa il Signore si fa vicino, a questo proposito, ha ricordato il Papa, Sant’Agostino scriveva: “Ho paura di Dio quando passa; ho paura che passi ed io non me ne accorga”, di qui l’invito ad essere vigilanti e attenti perché “il Signore passa, il Signore viene, il Signore bussa“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Mi è piaciuta molto questa riflessione sulla preghiera, anche nel tratto poetico qui non riportato di Tertulliano. Penso che solo un cuore semplice riesca a cogliere la preghiera delle creature, una preghiera incosciente che forse assomiglia molto alla nostra preghiera fatta con le labbra, con formule imparate a memoria o con gesti automatici e non con il cuore. Un pizzico di cuore, capace di lode e di supplica, rende la preghiera "umana".

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