Palermo, preside dello Zen verso il processo con altri nove: il giudice respinge l’accordo preliminare

Tre anni fa Daniela Lo Verde venne fermata: dalle indagini era emerso che avesse dichiarato attività in realtà non svolte, con l’obiettivo di ottenere finanziamenti europei destinati a progetti scolastici.

Palermo, preside dello Zen verso il processo con altri nove: il giudice respinge l’accordo preliminare

Il giudice dell’udienza preliminare di Palermo ha disposto il processo per dieci persone tra docenti, collaboratori e tutor dell’istituto Giovanni Falcone, situato nel quartiere Zen e per anni considerato un presidio educativo in un’area complessa della città.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura indipendente dell’unione europea, aveva preso avvio da verifiche su Daniela Lo Verde, ex dirigente scolastica e figura conosciuta nel panorama civico palermitano. Anche dopo aver lasciato la scuola aveva continuato ad occuparsi di progetti per venire incontro a situazioni di degrado e dispersione scolastica. 

Stando a quanto emerso dalle indagini, all’interno della scuola sarebbero stati certificati progetti solo parzialmente svolti o mai avviati, con l’obiettivo di ottenere finanziamenti destinati a iniziative sostenute dall’UE. Le contestazioni riguardano irregolarità nella documentazione e nella gestione dei fondi.

Fra gli incolpati, in tutto 5, c’erano anche l’ex preside e il suo vice, rispettivamente Daniela Lo Verde e Daniele Agosta, che hanno patteggiato con i magistrati per chiudere anticipatamente il procedimento. Il giudice Turturici, tuttavia, ha respinto la richiesta, ritenendo la vicenda particolarmente grave anche per il contesto in cui si sarebbe sviluppata.

Nelle motivazioni si sottolinea come le condotte contestate si sarebbero inserite in una procedura interna solida e collaudata, elemento ritenuto ancor più delicato trattandosi di una scuola intitolata a una figura simbolo dell’impegno civile e collocata in un territorio segnato da criticità sociali. Il provvedimento evidenzia che proprio in un simile scenario sarebbe stato necessario mantenere standard elevati di correttezza amministrativa e trasparenza, a maggior ragione quando si gestiscono risorse pubbliche destinate a progetti educativi.

Dalle verifiche sull’istituto è inoltre scaturito un ulteriore filone investigativo relativo alla gestione di investimenti europei e del Pnrr erogati per la Campania e la Sicilia. Alcuni giorni fa i pubblici ministeri hanno avanzato richieste di misure cautelari per diverse persone coinvolte in quest’ultima indagine, ampliando così il quadro degli accertamenti ancora in corso. 

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