Sarà la DDA di Palermo (Direzione Distrettuale Antimafia) ad occuparsi delle indagini in corso riguardanti la strage di Lampedusa, che ha visto morire ben 330 immigrati nel Mediterraneo, in seguito al naufragio dei loro gommoni. E’ stato infatti aperto un fascicolo nel quale si ipotizza il reato associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’emigrazione clandestina, al momento a carico di ignoti, ma le indagini non partono da zero. Perché qualche collegamento sembra essere stato trovato con gli stessi gruppi responsabili di un altro naufragio, quello presso le coste di Lampedusa risalente al 2013.
Per portare avanti le operazioni è stato avviato anche un raccordo con la procura responsabile dei reati attribuibili agli scafisti, ovverosia quella di Agrigento. Il vertice tenutosi ieri mattina nella Procura di Palermo, coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia, ha visto protagonisti molti dei magistrati che si occupano proprio delle faccende relative al traffico di immigrati, i dirigenti delle Squadre Mobili di Palermo e di Agrigento, nonché quelli della Capitaneria di Porto.
Una vera e propria task force con il preciso compito di individuare e smantellare l’organizzazione clandestina degli scafisti, già sotto la lente d’ingrandimento in seguito alla strage del 3 ottobre 2013, che causò la morte di 366 immigrati proprio di fronte alle coste di Lampedusa. Le analogie tra i due casi sono molte, prima tra tutte il fatto che i clandestini siano stati obbligati dagli scafisti a salire su gommoni in pessimo stato, sotto minaccia armata, dopo essere stati derubati di tutti i loro averi. Non una novità comunque, in questi casi.
Le indagini ora vertono su due personaggi specifici, rispettivamente un libanese ed un sudanese, già indagati nel corso delle vicende precedenti. Gli inquirenti sembrano essersi detti possibilisti riguardo all’ipotesi di risalire al trafficante di esseri umani residente in Libia, mentre risulta quasi impossibile, ad oggi, riuscire a catturare il suo complice sudanese.