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Palermo

Palermo, disabili: genitori e ragazzi incatenati per avere assistenza

Sono circa una trentina i genitori di ragazzi affetti da diverse disabilità ad aver iniziato una singolare protesta, incatenandosi perfino ai cancelli di alcuni istituti scolastici cittadini, per avere garantita l'assistenza per i figli.

Cronaca
Pubblicato il 20 gennaio 2017, alle ore 13:36

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Palermo, disabili: genitori e ragazzi incatenati per avere assistenza
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Una trentina di genitori, e alcuni ragazzi affetti da tipi diversi di disabilità, si sono incatenati ai cancelli di alcuni istituti superiori cittadini, richiedendo a gran voce l’assistenza per i propri figli.

Ci sono cose – come prendere un autobus per andare a scuola, leggere l’orologio, andare in bagno, contare i soldi, tanto per dirne qualcuna – che per chi è normodotato sono parecchio scontate, ma non è così per chi invece è affetto da particolari specie di disabilità.

Accettare, crescere, e convivere con un figlio affetto da una disabilità non è una cosa facile e, troppo spesso, nonostante le belle parole e promesse dette e fatte dalle amministrazioni per migliorare le cose, o assicurare i servizi, le famiglie e i disabili in questione sono lasciati a loro stessi.

L’ultima della serie di servizi per i disabili eliminati è stata quella dell’assistenza del trasporto, che avrebbe dovuto portare i ragazzi disabili nei rispettivi istituti scolastici, fino ad ora frequentati con regolarità. Già, la scuola per un ragazzo è un luogo di formazione, ma anche di integrazione, cose che assumono una maggiore importanza quando si tratta di ragazzi affetti da particolari disabilità.

Ed ecco che una trentina di genitori palermitani con figli disabili hanno voluto fare un gesto di protesta, dopo l’improvvisa notizia che l’ennesimo importante servizio di assistenza gli veniva tolto. Non sono bastate le loro garbate rimostranze, i loro reclami fatti ai responsabili delle amministrazioni cittadine preposte, che hanno dimostrato solo di rimanere sordi alle esigenze di chi combatte nella vita una doppia battaglia di sopravvivenza: l’una nei confronti della propria patologia, l’altra contro la bieca e cieca indifferenza della società.

Come si può vivere serenamente la disabilità, se è impossibile andare a scuola? E anche quando ci vai non c’è chi ti assiste nelle funzioni igienico-sanitarie? Come ci si può integrare in società, se le istituzioni tagliano i servizi necessari, affinché ciò avvenga? Queste sono solo alcune delle domande che si pongono i ragazzi e le rispettive famiglie, che molto spesso sono costretti a rinunciare al proprio lavoro, per garantire un’adeguata assistenza ai propri figli. Un costo non solo economico, ma anche sociale, elevatissimo che non può essere ancora ignorato dalle istituzioni.

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Cosa ne pensa l’autore

Tiziana Terranova - Tante le parole, pochi i fatti. Siamo stanchi di vedere come ci siano da un lato tanti privilegi per chi non se li merita, dall'altro tante persone che meriterebbero più servizi e assistenza, a cui - invece, paradossalmente - viene tolta. I disabili non hanno voce, non sono mai veramente considerati. Questa, purtroppo, è la realtà che si vive nel nostro Paese, ancor più nel sud Italia, dove sono sempre più allarmanti i crescenti tassi della disoccupazione, e della povertà di parte della popolazione.

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