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Pakistan: donna cristiana condannata a morte per “blasfemia”

Asia Bibi fa parte della minoranza religiosa dei cristiani in Pakistan ed è stata recentemente condannata a morte per "blasfemia". Le accusatrici infatti l'avrebbero denunciata per aver infettato la fonte dell'acqua in quanto "infedele"

Cronaca
Pubblicato il 17 ottobre 2014, alle ore 10:12

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Pakistan: donna cristiana condannata a morte per “blasfemia”

Asia Bibi è una donna pakistana di religione cristiana e dopo aver passato più di quattro anni in carcere in attesa di un processo che la vede accusata di blasfemia, ha ora saputo il suo amaro destino: l’Alta corte di Lahore ha confermato in definitiva la pena capitale per la donna. Un responso che lascia perplessi se pensiamo al fatto che la blasfemia in certi Paesi è considerata un crimine, e che possa addirittura portare a una sentenza di morte. In Pakistan, tale reato è considerato piuttosto grave; la cosiddetta “legge nera” è in vigore in questo Paese dal 1976 e prevede che chi insulta l’islam, Allah o Maometto venga condannato alla pena di morte o all’ergastolo. Recentemente, si è però discusso sul cambiare almeno in parte tale legge, anche perché nella stragrande maggioranza dei casi la legge verrebbe usata in modo strumentale per ragioni economiche o vendette personali. Si stima che per il 95% dei casi le accuse per blasfemia siano infatti infondate. Allora perché Asia Bibi è stata condannata addirittura alla pena di morte? Purtroppo la giustizia in Medio Oriente è sempre di più in mano a gruppi estremisti, decisi ad imporre le proprie leggi. Spesso i giudici verrebbero infatti minacciati da tali persone, le quali farebbero pressione per far decretare verdetti anche palesemente ingiusti.

Ma come sono andati realmente i fatti nel caso di Asia Bibi? Il 14 giugno del 2009 la donna, madre di famiglia, era andata a prendere dell’acqua al pozzo vicino ai campi in cui lavorava. Asia avrebbe poi offerto da bere ad altre lavoratrici di fede musulmana ma loro, due sorelle, l’accusarono di aver infettato la fonte in quanto cristiana e quindi “infedele”. Al che la donna respinse le accuse, affermando che il suo Dio aveva fatto molto per lei e si rifiutò di convertirsi all’Islam. Le due sorelle denunciarono così Asia Bibi, accusandola di insulti alla religione musulmana e al profeta Maometto. Questa sarebbe quindi la versione “ufficiale” dell’accaduto. Nulla è servito l’impegno degli avvocati della donna nel convincere la Magistratura ad assolverla da questa assurda accusa. Alla vigilia del verdetto avrebbero infatti detto di “confidare nella buona fede e nell’indipendenza della magistratura”, ma si sa, quando di mezzo ci sono gruppi di estremisti pronti a tutto pur di far valere la propria legge invece di quella ufficiale, tutto può succedere, anche mettere a repentaglio la vita di persone innocenti in nome della religione.

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