Padre perde al videogioco e tramortisce il figlio

Jerry Carrier, 26enne del New Hampshire, avrebbe scosso il proprio figlio fino a non farlo più respirare, a causa di un incontrollato eccesso d'ira scatenato da un videogioco.

Padre perde al videogioco e tramortisce il figlio

I videogiochi sono spesso motivo di forte dibattito per le costanti accuse alle quali devono rispondere, tra le quali quella di ridurre significativamente il rendimento scolastico degli studenti, e di provocare problemi alla vista, causa le lunghe maratone trascorse di fronte ad un monitor. Ma uno dei problemi più delicati ed importanti sembra essere quello relativo all’incremento dello stress, ed alla promozione di condotte violente e socialmente lesive. Sembra essere questo il caso di Jerry Carrier, 26 anni, arrestato dalla polizia per aver maltrattato il figlio di soli pochi mesi.

Carrier, residente nel New Hampshire, uno Stato Federale americano della regione del New England, avrebbe infatti avuto una reazione decisamente eccessiva dopo aver perso le staffe per via di un videogioco: secondo quanto emerge dalle indagini, il ragazzo avrebbe infatti afferrato saldamente il figlio di soli tre mesi, scuotendolo ripetutamente e con violenza in preda ad un impulso di rabbia incontrollata. L’uomo non era tuttavia nuovo a questo genere di condotta, poiché un incidente analogo era già stato segnalato alla polizia a Gennaio; all’epoca il bambino era stato portato in ospedale per accertamenti, ma non erano state prese misure di alcun genere nei confronti del genitore.

Due settimane più tardi tuttavia, la polizia si è recata nell’abitazione di Jerry Carrier per investigare su un altro caso di disturbo della quiete in seguito ad una denuncia, ed avrebbe trovato il bambino privo di conoscenza. Secondo il rapporto fornito dagli agenti, l’infante era diventato cianotico e non respirava già più, e gli agenti hanno subito ricondotto il grave stato del bambino ad una causa non accidentale. Il padre avrebbe poi confessato di averlo afferrato e strattonato con foga, a causa dell’estrema arrabbiatura scaturita da una partita ad un videogioco.

Sono ancora in corso ulteriori accertamenti, e lo stato di salute attuale del bambino non è stato reso noto. Si tratta di una notizia probabilmente destinata a riaccendere l’eterno dibattito tra chi sostiene che i videogames siano innocui, se non addirittura in alcuni casi persino terapeutici, e chi invece li collega a comportamenti antisociali e lesivi per sé stessi e per gli altri. Sebbene, in questo caso, forse la causa della grave condotta di Jerry Carrier sia da ricercarsi nei suoi ripetuti ed incontrollati scatti d’ira, più che nel videogioco in sé.

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