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Padova, Casa Santa Chiara: i malati oncologici e di Aids temono il dolore più della morte

Una convenzione con l’azienda Ulss 6 mette a disposizione sette posti letto. La struttura conta 21 operatori professionisti, due medici, una psicologa, un sacerdote e due suore dell’ordine delle Terziarie francescane elisabettine di Padova.

Cronaca
Pubblicato il 12 settembre 2019, alle ore 15:20

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Padova, Casa Santa Chiara: i malati oncologici e di Aids temono il dolore più della morte

Casa Santa Chiara è nata nel 1994 allo scopo di accogliere i malati di Aids. Successivamente, nel 2006, cogliendo il bisogno di accompagnamento dei malati oncologici nelle ultime fasi della loro esistenza terrena, ha stipulato una convenzione con l’Ulss 6.

Attualmente, a Casa Santa Chiara, struttura aperta a tutti e in modo incondizionato, ci sono 7 posti letto per malati terminali e 7 sono anche quelli per i malati di Aids, la lista d’attesa, quindici persone in questi giorni, è gestita dalla centrale operativa territoriale dell’azienda (Cot). L’età degli ospiti varia, al momento è compresa tra i sessanta e gli ottant’anni, a volte ci sono anche persone giovani. Vi operano 21 professionisti, 2 medici e una psicologa. Anche l’aspetto spirituale è curato grazie alla presenza di un sacerdote e delle suore francescane elisabettine costantemente presenti nell’opera.

Paura del dolore

Le suore che più rappresentano in questo momento Casa Santa Chiara sono Suor Chiara e suor Lia. Le due elisabettine, parlando del rapporto con gli ospiti e con i loro parenti, usano il termine “sinergia” perchè, riferiscono le due religiose, “ci prendiamo cura di chi soffre ma anche di chi gli sta accanto. Un lavoro in sinergia, fatto tante volte solo di sguardi e intese”.

Clinicamente il malato è seguito da personale preparato, per questo le suore elisabettine si dedicano con grande attenzione all’aspetto spirituale e umano. “Noi abbiamo poco da fare e molto da stare” quando la vita mostra i segni del cedimento e la sofferenza bussa alla porta di tutti, persona malata e persone care, riferiscono le due suore.

In Casa Santa Chiara, raccontano suor Chiara e suor Lia “si riesce a vivere la ricchezza della relazione anziché doversi occupare di tutta la parte medica e infermieristica che alimenta grande ansia e preoccupazione“.  L’accompagnamento delle due suore e del sacerdote è discreto, non confessionale, l’unzione degli infermi, ad esempio, viene data solo se richiesta.

Suor Chiara e suor Lia testimoniano che “La morte è un passaggio che distilla la vita e ci porta ad affidarci“, ma la cosa che più si teme in questi momenti è il dolore, a volte insopportabile tanto che qualcuno può desiderare di porvi fine. “I dubbi etico-morali” che sorgono sono molteplici, il dialogo continuo aiuta un po’ a superare questo scoglio.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Quando la vita è segnata da una malattia irreversibile c'è bisogno di avere qualcuno accanto che resti con noi, senza orologio e con l'affetto, la confidenza e la stima, nel difficile momento. Penso che non sia questione d'illudere promettendo false certezze di guarigione, ma di stare accanto, come fratelli, sorelle assetati di vita, una vita che sarà per sempre.

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