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Padova: adolescenti si rimboccano le maniche per stare accanto alle fragilità

Sono di Brugine i giovanissimi che per una settimana hanno prestato il loro servizio di volontariato presso alcune opere in cui sono presenti le suore francescane elisabettine, a Padova: Cucine popolari, casa Maran e Opsa.

Cronaca
Pubblicato il 27 luglio 2019, alle ore 12:46

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Padova: adolescenti si rimboccano le maniche per stare accanto alle fragilità

Per una settimana, dal 14 al 20 luglio 2019, una ventina di ragazzi di Brugine, in provincia di Padova, ha condiviso l’abitazione delle suore Elisabettine, nella casa madre in via Beato Pellegrino, per vivere un campo scuola diverso da quelli generalmente pensati e organizzati per questa fascia d’età. 

Al mattino, i giovanissimi, tutti frequentanti le scuole superiori, si dividevano in tre gruppi per recarsi chi alle Cucine popolari, chi alla Casa don Luigi Maran a Taggì di Sotto, e chi all’Opsa a Sarmeola. Nel pomeriggio, si ritrovavano nella casa madre per la riflessione e la preghiera e, dopo cena, per un momento di svago.

L’esperienza del campo scuola

Interrogata, l’attuale direttrice delle cucine popolari, suor Albina Zandonà, ha spiegato che l’iniziativa bella, arricchente, diventa un’esperienza importante proprio perché svolta in una realtà significativa della diocesi di Padova.

Ma cosa possono offrire dei giovanissimi, sembra chiedersi suor Albina, che poi risponde: “Danno qualcosa, il loro tempo, l’energia positiva, un sorriso”. Questi ragazzi sono al servizio della fragilità in alcune opere della nostra Chiesa per una settimana, afferma la direttrice delle Cucine popolari, e “questo è un bel messaggio perché le Cucine popolari, ma anche l’Opsa e la Casa di riposo, devono diventare sempre più una realtà “nostra”, siamo chiamati a prendercene cura tutti”.

Il filo conduttore che teneva uniti i giovanissimi, al di là del servizio svolto, per tutto l’arco della settimana era il tema del buon samaritano. Ogni mattina partivano da Casa Madre per recarsi, come buoni samaritani, nelle tre diverse realtà.

Alle Cucine popolari hanno svolto il loro servizio allo sportello, ma hanno anche aiutato a ripulire gli spazi esterni e interni, come ha mostrato con un video Telenuovo durante i giorni del campo scuola. I ragazzi che si recavano all’Opsa si son presi cura, ciascuno, di un ospite, lo hanno accompagnato in palestra, a fare una passeggiata, o semplicemente gli hanno fatto compagnia. A casa don Luigi Maran, i ragazzi si sono adoperati nell’animazione degli ospiti.

Con i ragazzi, oltre alle suore, era presente anche il parroco don Francesco Malaman, che ha condiviso il progetto di coniugare servizio e riflessione. Secondo il parroco, il gruppo ha reagito bene e con entusiasmo: c’è stata la “presa di coscienza del rapporto con gli ultimi, con le difficoltà, con le persone fragili“. A guidare il percorso c’era la figura del buon samaritano che, secondo il sacerdote, ha portato a “riflessioni molto intense e profonde“, aggiungendo che torneranno “a casa trasformati, con qualcosa in più“.

Abbiamo bisogno di bellezza – insiste suor Albina – e questi ragazzi sono bellezza e portano bellezza (…) aria pulita, positiva”, ricordando che gli adolescenti di Brugine hanno anche ripulito i portici di fronte alle Cucine popolari per rendere più accogliente l’ambiente.

Ed ecco la sfida: vivere esperienze nelle realtà della nostra Chiesa che generalmente mettiamo ai margini, perché ci fanno paura. Porsi con rispetto nei confronti della fragilità umana è un bel messaggio, conclude suor Albina. 

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Ho visto personalmente i ragazzi di Brugine mentre svolgevano questo campo scuola, e devo dire che erano felici, contenti. I ragazzi oggi non sono solo capaci di giocare con i videogiochi, ma sanno anche donare qualcosa di sé: ciò che forse manca è la proposta e qualche volta l'esempio di qualcuno di poco più grande che abbia già solcato questa strada. Saranno loro, allora, ad aprirne una nuova. Buon viaggio ragazzi.

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