Orrore in Belgio: madre drogata brucia vive le tre figlie

E' una vicenda-shock quella che arriva dal Belgio: una donna di trentacinque anni ha bruciato vive le sue bambine, costringendo il padre ad ascoltare le loro grida al telefono

Orrore in Belgio: madre drogata brucia vive le tre figlie

Questa vicenda rischia di passare in secondo piano visto il gran numero di avvenimenti importanti accaduti oggi, tra tutte la tregua momentanea fra Russia ed Ucraina (che non ha però impedito ai tank russi di varcare il confine) e la sentenza comminata a Schettino, destinata a far discutere a lungo. Ma la notizia che rimbalza dai quotidiani di Lennik, una piccola cittadina nei pressi di Bruxelles, in Belgio, ha veramente dell’incredibile.

“Riesco a sentire le loro grida, ma non farò nulla per salvarle”. Queste le esatte parole pronunciate da Thioro Mbow (35) al marito, mentre la donna, che secondo le prime indiscrezioni si trovava sotto l’effetto di droghe, bruciava vive le sue tre figlie dopo averle chiuse a chiave in un capanno. Una telefonata straziante, con il padre-un 38enne lavoratore del settore edilizio, che in quel momento si trovava in un quartiere a circa 12 miglia da casa sua-costretto ad ascoltare inerme le urla delle sue figlie mentre le ragazzine ardevano tra le fiamme. “Farai meglio a correre-continuava la Mbow al telefono-o sarà troppo tardi per salvarle”.

Teatro del massacro è stata proprio la casa della donna, una 35enne di origini africane che solo poco tempo prima aveva ricevuto una lettera dall’avvocato del marito, nella quale egli richiedeva formalmente l’affidamento delle bambine. “Non ti darò mai le mie figlie”, fu la risposta che ottenne in cambio. Una promessa mantenuta nel sangue e nell’orrore. Il padre, una volta ricevuta la telefonata, si è subito precipitato in macchina, avvertendo la sorella-zia delle piccole-di correre con urgenza a casa sua. Ma per le tre vittime non c’era già più nulla da fare.

Omy, di due anni, Abbygail, di quattro anni e Madyson, di sei anni, sono morte nell’incendio appiccato dalla madre, bruciate vive nell’ambito di una disputa sull’affidamento. Tutto ciò che Hellmut Ulin, padre delle tre bambine, ha trovato una volta giunto sul luogo del triplice omicidio sono stati i cadaveri delle figlie, con la madre in piedi accanto al giardino ed ai corpi ancora fumanti. “Dieci minuti di urla, e poi è finito tutto” avrebbe annunciato con calma innaturale la donna al marito. L’unica sopravvissuta alla barbarie è stata la figlia maggiore, Dyarra, che la donna ebbe da una relazione precedente a quella con Hellmut Ulin, e che in quel momento si trovava a scuola.

Secondo le testimonianze dei vicini, Thioro Mbow era solita abusare abitualmente di alcool e droghe, e passava gran parte della giornata senza badare alle figlie, nonostante la loro tenerissima età. Vivien van Eeckhoudt, amica di famiglia che ha accompagnato la sorella dell’uomo sulla scena del delitto, ha rilasciato queste dichiarazioni: “Non c’era possibilità di salvarle. Il capanno era pieno di carta, le fiamme erano altissime. E’ stata una morte orribile. Abbiamo visto la madre sulla scena del crimine, non c’erano lacrime nei suoi occhi, e non mostrava alcun segno di panico”.

Johan Baeke, psichiatra intervenuto in merito alla vicenda, ha affermato che “E’ impossibile comprendere come una madre possa bruciare vive le proprie figlie. Doveva essere molto depressa”. Difficile commentare episodi del genere, senza varcare quella sottile linea che deve marcare il confine etico tra informazione ed opinione. Ma un’atrocità del genere è già difficile da riportare di per sé, pertanto non immaginiamo come avrà potuto sentirsi Hellmut Ulin, mentre ascoltava le sue figlie urlare e bruciare vive al telefono, proprio per mano di colei che avrebbe dovuto proteggerle dalle crudeltà del mondo. Di fronte a vicende di questo genere, rimane veramente ben poco da aggiungere.

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