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Roma

Omicidio Vannini, tutto da rifare: Antonio Ciontoli di nuovo a processo

Antonio Ciontoli, condannato a 5 anni per omicidio colposo, dovrà essere di nuovo processato per la morte di Marco Vannini, ucciso da un colpo di pistola.

Cronaca
Pubblicato il 8 febbraio 2020, alle ore 14:22

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Omicidio Vannini, tutto da rifare: Antonio Ciontoli di nuovo a processo

La morte di Marco Vannini ha scosso tutta Italia e, al momento, sembra che non si sia ancora arrivati ad una conclusione certa della vicenda. I fatti risalgono alla notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015, quando il ragazzo si trovava nell’abitazione della sua fidanzata, insieme alla famiglia di lei. In pochi attimi è successa la tragedia che ha rovinato due famiglie e lasciato nello sconforto i genitori di Marco che ancora sono alla ricerca della verità e della conseguente giustizia.

L’ultima sentenza aveva stabilito 5 anni di reclusione per Antonio Ciontoli, il padre di famiglia che ha sparato a Vannini. Ma la procuratrice generale Elisabetta Cennicola ha chiesto alla Cassazione di riaprire il caso e procedere con un altro processo: “Vannini non è morto per il colpo d’arma da fuoco, ma per il ritardo di 110 minuti nei soccorsi“, queste sono state le parole usate per motivare la sua richiesta.

Marco Vannini, un nuovo processo per Antonio Ciontoli

Motivazioni ritenute plausibili dalla Suprema Corte che ha acconsentito ad un nuovo processo. Secondo le convinzioni della Cennicola, Ciontoli pur avendo colpito Marco Vannini, avrebbe potuto salvarlo chiamando immediatamente i soccorsi e spiegando la gravità della situazione.

Della stessa opinione l’avvocato della famiglia Vannini durante l’arringa finale, quando ha dichiarato: “E’ stato colpito da un’arma micidiale, lo sparo gli ha trapassato cuore e polmone, e una costola, e si è fermato sotto i muscoli del petto. Il cuore di Marco ha continuato a pompare sangue fino alla fine, si sarebbe salvato se lo avessero soccorso, come ha riconosciuto con onestà lo stesso consulente della difesa“.

Le condanne per i famigliari di Ciontoli, la moglie e i due figli, sono state confermate. Quella maledetta notte, chi si trovava in quella casa non ha soccorso il ragazzo che fino a poco prima era considerato come parte integrante della loro famiglia e lo ha lasciato in condizioni disperate per più di un’ora.

Tutto ha inizio dopo cena, quando Marco ha deciso di farsi una doccia e, secondo quanto raccontato da Antonio Ciontoli, è partito un colpo dalla pistola che il padre di famiglia gli stava mostrando. Dopo questo, per Vannini è iniziato un calvario che lo ha condotto alla morte e, purtroppo, non potrà più dare la sua versione dei fatti. Ma a dare voce alla sua testimonianza silenziosa ci ha pensato la Cassazione che non si è fatta convincere dalla versione dei fatti fornita dai Ciontoli.

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Cosa ne pensa l’autore
Cristina Giuli

Cristina Giuli - Un processo che deve, secondo me, portare ancora portare alla luce gli avvenimenti di quella notte. Sembra impossibile non riuscire ad arrivare ad una conclusione che riporti un po' di serenità alla famiglia di Marco - semmai sarà possibile - e fare giustizia verso delle persone che non hanno ritenuto indispensabile fare di tutto per salvare la vita al ragazzo.

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