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Omicidio Bergamini, rinviata a giudizio l’ex fidanzata

La Internò avrebbe provveduto a narcotizzare il calciatore Bergamini, il quale sarebbe stato poi asfissiato e quindi adagiato senza più vita sull’ex statale 106.

Cronaca
Pubblicato il 29 aprile 2021, alle ore 17:39

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Omicidio Bergamini, rinviata a giudizio l’ex fidanzata

A 30 anni esatti dall’irrisolto omicidio di Denis Bergamini viene rinviata a giudizio la sua ex fidanzata Isabella Internò responsabile, come sostenuto dalla procura della Repubblica di Castrovillari, di omicidio aggravato dalla premeditazione.

In un primo momento, il caso del calciatore di “serie B” Donato Bergamini, ritrovato esangue il 18 novembre 1989 sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, era stato etichettato come suicidio, tesi avvalorata dalla sua fidanzata di allora e unica testimone oculare di quel terribile pomeriggio.Ma a questa ipotesi, la famiglia del calciatore rossoblu non aveva mai minimamente creduto, ritenendo invece che il loro amato e compianto Denis fosse stato vittima di una trappola mortale.

Infatti, secondo la ricostruzione dell’accusa, proprio l’ex fidanzata, oggi cinquantaduenne, in concorso con altre persone rimaste ignote,  avrebbe provveduto a narcotizzare Bergamini, il quale sarebbe stato poi asfissiato probabilmente con una busta di plastica, e quindi adagiato senza più vita sull’ex statale 106, con l’intento di farlo investire da un autocarro guidato da Raffaele Pisano, giudicato e assolto per omicidio colposo.

Isabella, studentessa sedicenne di Ragioneria residente a Rende, aveva conosciuto Denis, centrocampista ventiduenne residente ad Argenta, dopo pochi mesi dal suo arrivo nella squadra del Cosenza. La loro storia conflittuale, tra pause e riprese, andava ormai avanti da circa tre anni, quando Isabella nel 1987 rimase incinta, decidendo autonomamente di abortire in una clinica di Londra, considerato che al quinto mese di gravidanza non avrebbe più potuto praticare legalmente l’aborto in Italia.

Nel 1989 sei mesi dopo la rottura definitiva della loro relazione e dieci giorni prima della tragica morte di Bergamini, Isabella definita come la “mantide” e la “vedova allegra” avrebbe confidato alla moglie del calciatore Maurizio Lucchetti: “Piuttosto che saperlo di un’altra, preferisco che muoia…”. Parole che sembravano già allora preannunciare il destino crudele che avrebbe travolto una delle promesse del calcio italiano.

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Cosa ne pensa l’autore
Rossana Lucente

Rossana Lucente - Quanto può essere labile il confine tra amore e odio? Come può un'attrazione, una complicità, una relazione evolvere nel tempo in rabbia, frustrazione e vendetta? Quanto possono essere appaganti ma anche deleteri i rapporti tra uomo e donna? Le cronache parlano costantemente di femminicidi, raramente di uomini uccisi dalle loro fidanzate, come fanno in natura le mantidi dopo l'accoppiamento.

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