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Nonnismo in caserma: a denunciarlo è Giulia, ma le è costato caro

Denuncia gli atti di nonnismo subiti, ma viene espulsa per "insufficente attitudine militare". Ecco la storia di Giulia. Sul caso indaga la Procura Militare di Roma.

Cronaca
Pubblicato il 18 gennaio 2019, alle ore 10:24

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Nonnismo in caserma: a denunciarlo è Giulia, ma le è costato caro

Un rito iniziatico al Sergente Giulia Jasmine Schiff. Un vero e proprio atto di nonnismo, sul quale sta indagando la Procura Militare di Roma e, per il quale, anche il ministro dell Difesa Elisabetta Trenta ha chiesto chiarimenti immediati

Botte ed un bagno in piscina: è questo il “battesimo del volo“. Un rito sul quale il PM, Antonella Masala, ha aperto un fascicolo che vede già diversi indagati.

Non si tratta solo delle ferite alle gambe, né del senso di impotenza di fronte al gruppo più forte, e neppure del rifiuto di certe – per così dire – tradizioni: dietro – o dentro – la vicenda di Giulia c’è molto altro.

Giulia allieva modello

Si parte da Mira, un paese nel veneziano. Giulia, 20 anni, vince il concorso per la missione di dieci allievi ufficiali di complemento dell’Aereounatica, che consente di ottenere il brevetto di Pilota militare. Giulia sbalordisce tutti e si classifica quarta su quasi duemila iscritti. Prima al concorso per il tirocinio, quindi l’Accademia di Pozzuoli, e poi la scuola di volo a Latina.

Il 7 Aprile la prova da solista che chiude il corso e, al termine della prova, se viene superata, bisogna fare i conti con il tradizionale battesimo del volo: i commilitoni usano gettare l’aspirante pilota nella piscina del pinguino, maschi e/o femmine, senza distinzione. Così, anche Giulia, nonostante il suo dissenso, ne è stata vittima.

Nel video, che documenta il fatto, si vede chiaramente come la ragazza disapprovi e si lamenti. Nonostante tutto, i compagni seguono il protocollo senza farsi intenerire e, nello stesso momento, si congratulano con lei per il risultato ottenuto: un vero e proprio rito iniziatico. Giulia, però, non gradisce, e lo dice chiaramente: “io ero contraria, ma loro irremovibili“, parlando anche di frustate, testate, e calci ricevuti dai colleghi.

Al suo ritorno in caserma, da migliore allieva del tirocinio, riceve tre lettere di biasimo, un rimprovero e, addirittura, sessanta turni di consegna. Il 6 settembre viene espulsa per insufficiente attitudine militare.

Secondo l’opinione della ragazza e del suo legale, la ribellione al rito è stata la causa che ha scatenato l’emarginazione della stessa. L’avvocato afferma che, dopo quanto successo a Latina, nonostante la continua richiesta, e nonostante la continua ricerca di un punto di dialogo da parte della sua assistita, non ha ricevuto nessun supporto a riguardo; pertanto, tale situazione ha portato la giovane ad un crollo emotivo non indifferente. L’istituzione, da questo punto di vista, è stata poco attenta, non è riuscita a comprendere, e quindi evitare, la progressiva emarginazione che stava vivendo Giulia.

Dall’Accademia di Pozzuoli un solo commento: “si è vendicata per l’espulsione“. Sarà l’inchiesta penale a stabilire la verità. Nonostante tutto, è un peccato aver perso il miglior pilota di quel corso.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesco Pezzuto

Francesco Pezzuto - Assurdo che, ancora oggi, esistano nelle caserme militari atti di nonnismo. Forse, noi "civili" non possiamo comprendere, ma fatto sta che umiliare un essere umano (perchè di umiliazione vera e propria si tratta) è tutt'altro che onorevole: peggio ancora se il malcapitato dice chiaramente che non vuole partecipare al gioco.

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