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Negli ultimi 13 anni, più di 2 milioni di italiani sono fuggiti all’estero

Dal 2006 a oggi, più di 2 milioni di italiani hanno abbandonato il nostro Paese per cercare fortuna all’estero. A partire è soprattutto chi vive nel Meridione, che come meta preferita ha il più delle volte scelto il Regno Unito.

Cronaca
Pubblicato il 28 ottobre 2019, alle ore 17:29

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Negli ultimi 13 anni, più di 2 milioni di italiani sono fuggiti all’estero

Mentre la politica continua a dividersi su quella che è la gestione dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, in pochi prendono a cuore un altro tema che rischia ugualmente di mettere in ginocchio il nostro Paese, rappresentato dai numerosi italiani che decidono di lasciare la Penisola per cercare fortuna all’estero.

A voler dare un quadro il più possibile esaustivo del fenomeno, è stata la Fondazione Migrantes, che per l’occasione ha rielaborato una serie di dati forniti dall’Istat e dell’AIRE, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Mettendo insieme la mole di informazioni messa a disposizione, si ha avuto modo di scoprire che negli ultimi 13 anni, più di 2 milioni di italiani hanno deciso abbandonare la loro patria nel tentativo di rifarsi una vita altrove.

In altre parole l’Italia non è solo una terra di destinazione, ma anche di partenza. Non sorprende quindi che dal 2006 ad oggi il numero degli iscritti all’AIRE sia passato da 3,1 a 5,3 milioni. Il dato, utilizzato per presentare la 14esima edizione di Italiani nel mondo, mette nero su bianco le dimensioni di un problema che si fa molto sentire soprattutto al Sud. Non a caso il 48,9% di coloro che risulta iscritto all’AIRE, è un cittadino originario del Mezzogiorno che il più delle volte ha lasciato la terra natia per raggiungere il Regno Unito.

Ma se un tempo a lasciare le campagne del Sud erano i più poveri, oggi a voler cercare la fortuna all’estero sono coloro che hanno livelli di istruzione medio-alti. Per costoro, la speranza è di trovare condizioni migliori rispetto a quelle che si possono trovare nelle regioni più povere d’Italia, dove la garanzia di un lavoro stabile e ben retribuito rappresentano dei miraggi il più delle volte irraggiungibili.

Ma se il motivo che spinge ad emigrare è sempre lo stesso, a cambiare sono invece le dinamiche che riguardano il fenomeno. Un tempo chi attraversava l’Oceano difficilmente cambiava città o nazione. Oggi invece, anche per via di progetti mai ben definiti a priori, gli italiani sono anche più inclini a muoversi per il mondo. La libertà di movimento garantita nell’Unione Europea e la possibilità di muoversi molto più liberamente anche nel resto del mondo con mezzi di trasporto più rapidi e sicuri, spinge chi lascia l’Italia a poter cambiare da un momento all’altro sia obiettivi che destinazioni.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Se il problema dei migranti che cercano disperatamente di raggiungere il nostro Paese è molto serio, altrettanto è quello degli italiani che scappano perché convinti di non avere possibilità di farsi un futuro nella loro terra d’origine. Chi governa dovrebbe pensare anche a loro, avendo a cuore lo sviluppo delle infrastrutture e delle possibilità di lavoro, ma fintantoché non cambierà la mentalità, il nostro rimarrà un Paese il cui declino non potrà che aggravarsi.

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