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Napoli: Omicidio Carmine Pesce, in sei finiscono in manette

Gli inquirenti hanno fatto luce sull'assassinio del boss 27 enne Carmine Pesce avvenuto nel 2004. Coinvolto anche il boss Giuseppe Mele; l'omicidio causò scissione nel clan Marfella

Cronaca
Pubblicato il 18 febbraio 2014, alle ore 11:54

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Napoli: Omicidio Carmine Pesce, in sei finiscono in manette

Ci sono voluti quasi 10 anni per mettere le manette ai polsi di mandanti ed esecutori dell’omicidio di Carmine Pesce, ucciso nel 2004 nei pressi della sua abitazione. I carabinieri del nucleo investigativo di Napoli, su disposizione della locale procura hanno eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare a carico di Antonio Varriale, accusato di essere il mandante dell’omicidio, dei 4 componenti del commando ossia: Ciro Cella, Giuseppe Mele, Antonio Bellofiore e Prisco Castiglione, e di Francesco Esposito , la persona che avrebbe fornito appoggio logistico ai sicari. L’omicidio, sarebbe da inquadrarsi in una frattura creatasi all’interno della cosca guidata da Giuseppe Marfella e che portò alla formazione di due diversi gruppi criminali. Il primo guidato dallo stesso Marfella e dai componenti della famiglia Pesce, l’altro dai Varriale e dai Mele. Uno scontro che si è protratto fino all’estate scorsa quando i due gruppi hanno ripreso le armi dando inizio ad una sanguinosa faida conclusasi solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine.

Le indagini che hanno potuto contare anche sulle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, hanno permesso di fare luce anche sulle dinamiche criminali dell’intera area flegrea. Dopo la cattura di Giuseppe Marfella, le redini del gruppo sarebbero passate nelle mani della famiglia Pesce scontentando, però, Antonio varriale e i fratelli Mele. Questi, infatti, diedero vita a una propria organizzazione criminale che strinse accordi con i gruppi Frizziero e Zazo di Fuorigrotta, zona in cui i Pesce avevano promesso di non entrare per non rompere gli accordi stipulati con gli altri clan dell’area.

Dopo alcune scaramucce iniziali tra cui il ferimento di un parente dei Pesce e alcuni pestaggi, Antonio Varriale avrebbe deciso di passare alle vie di fatto colpendo il cassiere del gruppo rivale Carmine Pesce. Per commettere l’omicidio, inizialmente il ras di Pianura chiese aiuto a un altro boss ossia Vincenzo Mazzarella, capo dell’omonimo gruppo criminale che gestisce piazza mercato, verso cui, come raccontato dai collaboratori, nutriva un sentimento fraterno. I Mazzarella non negarono l’aiuto anzi, coinvolsero anche i loro alleati Misso e Sarno. Dell’omicidio infatti fu incaricato Ciro Giovanni Spirito, killer di fiducia dei Mazzarella passato in seguito a collaborare con la giustizia. Successivamente, come raccontato dallo stesso Spirito, per ragioni sconosciute il compito gli fu revocato. L’esecuzione infatti fu commessa direttamente dagli uomini di Varriale, e in particolare da Giuseppe Mele, che avrebbe esploso il colpo di grazie, e da Ciro Cella.

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