Il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, delegato per la legalità dell’associazione di viale dell’Astronomia, ha dato le dimissioni dall’Agenzia dopo le notizie che lo vedono coinvolto in due inchieste per mafia. Sono cinque i pentiti che hanno parlato di Montante e che lo hanno descritto come una persona vicina ad esponenti mafiose di Serradifalco.
Montante annuncia di lasciare l’incarico dopo diverse sollecitazioni da parte di alcuni esponenti degli ambienti confindustriali: le sue dimissioni dovrebbero in un certo modo placare le voci sul suo conto, in attesa che si scopra la verità sulle sue attività. Ecco cosa ha detto l’imprenditore: “È per il profondo rispetto verso tutte le istituzioni, a partire da magistratura e forze dell’ordine, che oggi, alla luce delle notizie che ho appreso dalla stampa, seppure sconsigliato da tanti, ho deciso di autosospendermi dal consiglio direttivo dell’Agenzia”.
Montante rimane però all’interno di Confindustria, e il comitato di presidenza di viale dell’Astronomia ha voluto riporre la sua fiducia nell’imprenditore, che è stato uno dei primi industriali ribellarsi al racket. Anche se nessuno si era pronunciato apertamente per auspicare le sue dimissioni, i principali partiti avevano fatto capire a Montante che doveva fare un passo indietro. A chiedere apertamente l’autosospensione era Claudio Fava, vicepresidente della commissione antimafia.
Montante aggiunge dispiaciuto per questa situazione equivoca: “Mai avrei pensato di dovermi trovare un giorno in una situazione simile dopo anni trascorsi in trincea, insieme a tanti altri imprenditori, sempre al fianco delle istituzioni”.
E il presidente degli industriali siciliani si rivolge ai pentiti che lo hanno tirato in ballo e dice loro: “Le persone che vedo citate negli articoli giornalistici pubblicati in questi giorni sono state da noi tutte denunciate e messe alla porta, così come è possibile leggere in documenti pubblici consegnati in commissione Antimafia, in occasione dei Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica e, comunque, a tutti gli organi antimafia del Paese. Lo abbiamo fatto subendo minacce gravissime e mettendo a rischio la nostra vita. Tutto per affermare una rivoluzione innanzitutto culturale”.
Con questa parole Montante spera presto di dimostrare la sua estraneità al mondo della mafia e di riabilitarsi agli occhi di coloro che finora lo hanno seguito nelle lunghe battaglie contro il racket.