Iscriviti
Roma

Migranti: il Papa ricorda che i migranti sono prima di tutto persone

Nel sesto anniversario del viaggio a Lampedusa, Papa Francesco celebra la messa con migranti e operatori ai quali ricorda che la scala terra-cielo vista in sogno da Giacobbe è accessibile a tutti: nessuno è escluso.

Cronaca
Pubblicato il 9 luglio 2019, alle ore 08:39

Mi piace
7
1
Migranti: il Papa ricorda che i migranti sono prima di tutto persone

Le opinioni sul tema dei migranti sono molto diverse alimentando forti discussioni all’interno dei membri del governo. La ministra della difesa, Elisabetta Trenta, criticando la scelta di uscire dalla missione europea Sophia, ha provocato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha risposto di alzarsi contento al mattino per la scelta fatta. 

Per discutere sul tema del progressivo incremento delle imbarcazioni, Giuseppe Conte ha convocato, per domani 10 luglio, alle 19, un vertice sull’immigrazione al fine di coordinare le iniziative senza malintesi tra i ministri interessati. Mentre il governo discute e si organizza, Papa Francesco celebra il sesto anniversario dalla sua visita a Lampedusa e primo viaggio pastorale.

Il Papa e i migranti

E’ lo stesso Gesù che ai suoi discepoli ha rivelato la necessità di fare una scelta preferenziale per gli ultimi, al primo posto nella pratica della carità, ha detto Papa Francesco durante l’omelia della Messa celebrata ieri nella basilica di San Pietro. Ad ascoltarlo c’erano 250 persone coinvolte nel tema migrazioni. Ricordando quanto affermava già San Giovanni Paolo II, “I poveri, nelle molteplici dimensioni della povertà, sono gli oppressi, gli emarginati, gli anziani, gli ammalati, i piccoli, quanti vengono considerati e trattati come ‘ultimi’ nella società”, il Papa ha ribadito che le povertà di oggi sono tante.

Due parole, ‘Salvezza‘ e ‘liberazione‘, sono state il filo conduttore dell’omelia del Papa. La scala che Giacobbe vede in sogno nella prima lettura, poggiando a terra raggiunge il cielo, sta a dire che divino e umano, grazie all’incarnazione di Cristo sono strettamente uniti: Dio scende tra gli uomini e si rivela grazie a Gesù.

La scala, secondo Papa Francesco, “è allegoria dell’iniziativa divina che precede ogni movimento umano” diventando “l’antitesi della torre di Babele”, quando gli uomini, con le proprie forze, cercarono di raggiungere il cielo per diventare loro stessi degli Dèi. ‘Salvezza‘ e ‘liberazione‘ sono riconosciuti a Giacobbe che si affida al Dio, così accade anche nel Vangelo, e senza distinzione tra l’implorazione del capo della sinagoga per la figlia e la povera donna che tocca il mantello, perché in ogni caso si sono degli ‘ultimi’ da amare e da far rialzare.

Parlando di ‘ultimi’ il Papa ha ricordato il suo primo viaggio pastorale, a Lampedusa, sei anni fa. Ogni giorno gli ultimi gridano al Signore e chiedono di essere liberati e sono le persone ingannate e abbandonate a morire nel deserto, quelle torturate, abusate e violentate nei campi di detenzione, quelle che sfidano il mare impietoso e, ancora, sono ultimi le persone lasciate in campi di un’accoglienza per tempi troppo lunghi. Gesù ci chiede di porre attenzione a questi ultimi di amarli e di rialzarli. “Purtroppo – ha sottolineato il Papa -, le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti”: siamo chiamati ad andare a queste persone per consolarle e rialzarle manifestando, nello spirito delle Beatitudini, l’amore premuroso di Dio.

Il Papa sembra gridare al cuore di tutti. “Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! ‘Non si tratta solo di migranti!'”: i migranti sono persone umane, oggi simbolo di tutti gli scartati di una società globalizzata. La scala di Giacobbe, che collega la terra al Cielo, è accessibile a tutti, ma alcuni per salire questi gradini, a volte faticosi, hanno bisogno d’aiuto: “Potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi”, situazioni umane che il Papa ha riassunto nella parola ‘ultimi’, ossia di tutti coloro che senza il nostro aiuto “resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo”.

Video interessanti:
Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Penso che tutti ci troviamo prima o poi nella vita di dover essere d'aiuto a qualcuno, così pure tutti avremo fatto esperienza di non essere autosufficienti in tutto. Basti pensare alle visite mediche o alle code agli sportelli, e se ognuno guarda nel cassetto della propria storia trova mille scelte, anche se piccole, di aiuto dato e ricevuto. Penso che questo atteggiamento "sensibile" all'altro, fraterno, faccia di noi delle "persone". E non aggiungo altro.

Lascia un tuo commento
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!