Contestata dai finanzieri di Roma una maxi evasione da oltre 30 milioni di euro ai danni del “Country Club Castelfusano”, famosa struttura turistica che ha sede nella Riserva Naturale statale del litorale romano. Ad essere denunciate alla procura sono state sette persone che ricoprivano incarichi di gestione e amministrazione. Già due anni fa la struttura era stata nel mirino delle verifiche da parte della Guardia di finanza, per problemi inerenti ad abusi edilizi e violazioni delle regole ambientali, archeologiche e paesaggistiche, in quanto la sua ubicazione non rispettava le norme dell’edilizia e del territorio.
Secondo gli investigatori, i responsabili della gestione della struttura avrebbero dirottato i guadagni avuti in Italia verso paesi che attuano un regime fiscale più conveniente del nostro, attraverso due società che hanno sede in Liechtenstein e Bulgaria. Qui è confluito il denaro, conseguito tramite un particolare sistema di fatture false eseguito dai responsabili della truffa, di cui fa parte anche un consulente fiscale. Risultano irregolari anche 250 lavoratori, che sono stati impiegati utilizzando indebitamente il cosiddetto “distacco comunitario”, eludendo la normativa e i contratti collettivi nazionali. Per recuperare le imposte evase, la procedura ha bloccato palazzi signorili, vari terreni, altre strutture turistiche e azioni che hanno come proprietari i responsabili della frode o sono ad essi riconducibili tramite prestanome.
Attraverso le verifiche fiscali eseguite nei confronti della struttura turistica, il gruppo del comando provinciale di Roma ha rilevato l’occultamento di Iva per 1 milione di euro e anche un giro di fatture false di circa 2,2 milioni. Secondo gli inquirenti, per trasferire i guadagni conseguiti in Italia verso i paradisi fiscali, gli organizzatori avevano istituito le due società all’estero con il compito di fatturare le prestazioni di servizi ai tour operator nazionali e stranieri, anche se l’attività economica era stata conseguita in Italia. In questo modo, gli incassi venivano dirottati su conti correnti di questi Paesi con un basso livello di tassazione, mentre i costi reali sostenuti contribuivano ad abbattere i ricavi delle altre società esistenti all’interno della struttura. Ad assicurare la riuscita delle operazioni è stata naturalmente la collaborazione delle autorità fiscali estere.
In seguito agli accertamenti, il gip del Tribunale di Roma ha emesso un’istanza di sequestro per la confisca ”per equivalente’‘ del valore delle azioni intestate alle società del Liechtenstein, ma la disponibilità è stata attestata su oltre 800.000 euro.