Trentasei minuti. Tanto è trascorso dal malore di Margaret Spada, 22 anni, all’arrivo dell’ambulanza nella sala operatoria abusiva dei medici Marco e Marco Antonio Procopio, all’Eur. Un tempo critico per chi si trova in arresto cardiaco, che ha segnato irrimediabilmente il destino della giovane durante quella che avrebbe dovuto essere una semplice rinoplastica, il 4 novembre dello scorso anno.
Secondo la relazione dei carabinieri del NAS, padre e figlio avrebbero tentato di gestire l’emergenza da soli, senza chiamare subito i soccorsi. La motivazione, secondo gli investigatori, potrebbe essere legata alla consapevolezza di operare senza autorizzazioni ufficiali oppure alla speranza di risolvere in autonomia la situazione.
L’episodio ha sollevato da subito interrogativi sull’adeguatezza della struttura e sulla preparazione dei medici coinvolti. Le indagini successive non hanno evidenziato errori nella somministrazione degli anestetici, ma hanno rivelato che Margaret soffriva di una patologia cardiaca preesistente, la sindrome di Wolff-Parkinson-White, mai diagnosticata. Questa condizione altera la conduzione elettrica del cuore e può aumentare il rischio durante interventi chirurgici.
Tuttavia, secondo gli inquirenti, ciò che ha inciso in maniera determinante è stato il ritardo nei soccorsi e la gestione confusa dell’emergenza. Il defibrillatore presente nello studio era scarico, e i medici hanno tentato massaggi cardiaci e aspirazione dei liquidi dai polmoni senza successo. La giovane, non a digiuno, sarebbe inoltre soffocata a causa di un rigurgito.
L’uso del defibrillatore, se avvenuto, avrebbe obbligato a trasportarla in ospedale, facendo emergere l’attività non autorizzata. La consulenza medico-legale, durata dieci mesi e condotta da cinque specialisti, ha confermato che Margaret è stata operata in una struttura non abilitata, evidenziando la gravità delle irregolarità riscontrate.
La procura, coordinata dal pm Eleonora Fini, ha quindi richiesto misure cautelari per i due medici, con sospensione dall’attività e possibile arresto. I Procopio, assistiti dall’avvocato Domenico Oropallo, sostengono di aver tentato una rianimazione tempestiva e di aver chiamato i soccorsi nei tempi previsti. Tuttavia, la procura non ritiene credibile la loro versione, anche alla luce del fatto che continuano a operare in Albania.
La decisione del giudice è attesa nei prossimi giorni, mentre la vicenda solleva interrogativi sulla sicurezza dei pazienti e sulla vigilanza delle autorità sanitarie. La storia di Margaret Spada rappresenta un monito sulla necessità di controlli rigorosi e di strutture certificate per interventi chirurgici, oltre a ricordare l’importanza di strumenti salvavita funzionanti e di procedure di emergenza chiare. Trentasei minuti hanno cambiato una vita e segnato una comunità, sottolineando come la prevenzione e il rispetto delle norme siano fondamentali per tutelare chi si affida alla medicina.