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Magistrato incastrato dalle telecamere a Catanzaro: in ufficio sesso con avvocatesse per rimediare alle sentenze

Secondo le parole scritte dal Gip nell'ordinanza di arresto, negli uffici di Marco Petrini si sarebbero consumati almeno sedici rapporti sessuali tra il magistrato e alcune avvocatesse che patrocinavano ricorsi tributari assegnati al collegio dell'arrestato.

Cronaca
Pubblicato il 16 gennaio 2020, alle ore 23:35

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Magistrato incastrato dalle telecamere a Catanzaro: in ufficio sesso con avvocatesse per rimediare alle sentenze

Da Catanzaro arriva una notizia che ha fatto tremare la giustizia italiana: buste rigonfie di contanti, vino pregiato, casse di pesce fresco, e sesso con avvocatesse diventano oggetto di scambio per rimediare alle sentenze. Tutto questo sarebbe stato proposto e accettato dal giudice Marco Petrini, presidente di sezione della Corte di Appello di Catanzaro, finito agli arresti con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

Petrini rivestiva pure la carica di presidente della Commissione provinciale tributaria del capoluogo calabrese e, secondo l’accusa, intratteneva anche rapporti con diversi avvocati (sia del foro di Catanzaro che di altri tribunali calabresi) per agevolare i clienti di questi e rivoltare le sentenze. La Dda di Salerno ha condotto una grande ed efficiente inchiesta che ha portato all’arresto del magistrato, insieme ad altri sette soggetti tra cui: medici; avvocati e altri professionisti.

Ad incastrare Pietrini sarebbero state le telecamere piazzate di nascosto dagli inquirenti nei suoi uffici, situati presso la commissione tributaria, dove pare che il magistrato offrisse favori dietro compensi in denaro o mediante altri “benefici”. Secondo i P.M., Petrini avrebbe aderito con consapevolezza ad una sistematica attività corruttiva offrendo il suo potere e il suo appoggio in vari processi: civili, penali e tributari.

Il giudice dispensava qualsiasi “cortesia”, addirittura favoriva futuri avvocati per il superamento del concorso. Ma a lasciare basiti gli inquirenti sono state svariate scene di sesso esplicito con alcune avvocatesse in cambio di favori giudiziari. Tra febbraio e giugno, secondo quanto scrive il Gip Giovanna Pacifico, si sarebbero consumati almeno sedici rapporti sessuali tra il magistrato e alcune avvocatesse. Quest’ultime patrocinavano ricorsi tributari assegnati al collegio in cui presenziava Pietrini. Al momento, sono tre le avvocatesse indagate per l’ipotesi di corruzione sessuale, tra cui una è finita agli arresti.

Tale sconvolgente vicenda coinvolge pure alcuni soggetti legati alla ‘ndrangheta, nell’ambito della quale alcuni pentiti hanno avanzato delle dichiarazioni cruciali per completare il quadro d’indagine: “Nell’ambiente che ho frequentato lo chiamavano il bolognese, quello con la gonnella, o il «porco». In merito a quest’ultimo soprannome, riferisco che il riferimento è anche alle donne. Ribadisco che Marco Petrini fa parte della congrega sopra descritta e che mangia come un porco, accetta soldi cash, auto a noleggio, soggiorni turistici, orologi e piaceri sessuali in genere”.

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Cosa ne pensa l’autore
Gaetano La Rocca

Gaetano La Rocca - Fame di potere, scambi di favore e intrighi hanno macchiato la purezza della giustizia che dovrebbe rimanere sempre tale, soprattutto per garantire al popolo la massima trasparenza e onestà durante i procedimenti giudiziari. Tale notizia ha sconvolto il Paese che si trova ad affrontare un problema molto grave che fa tremare i palazzi della giustizia, detentori del giusto: "Un'ingiustizia commessa in un solo luogo è una minaccia per la giustizia in ogni luogo".

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