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Lucca, morto in carcere un detenuto malato cronico: richiesti 3 volte i domiciliari. Rivolta in carcere

Aveva quasi finito di scontare la sua pena di 1 anno e 10 mesi per reati contro patrimonio, ma il 55enne è deceduto in carcere. Malato cronico gli sono stati negati 3 volte i domiciliari richiesti dall'avvocato: in carcere scoppia la rivolta.

Cronaca
Pubblicato il 30 dicembre 2018, alle ore 09:11

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Lucca, morto in carcere un detenuto malato cronico: richiesti 3 volte i domiciliari. Rivolta in carcere

Una lunga ed incomprensibile agonia, così hanno descritto alcuni detenuti del carcere di Lucca la sofferenza vissuta da Massimo Tamagnini, il 55enne deceduto nella sua cella il 26 dicembre scorso. Una morte definita inquietante e meritevole di approfondimento anche dal deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin. 

A rendere la storia del 55enne molto discussa, sono le numerose richieste che l’avvocato dell’uomo aveva fatto al tribunale di sorveglianza di Firenze per gli arresti domiciliari, poichè Massimo Tamagnini soffriva di patologie croniche incompatibili con il regime di vita del carcere. Sono state tre le richieste rifiutate dall’inizio del 2018, fino alla morte del 55enne avvenuta il giorno di Santo Stefano. Massimo lascia la moglie ed una figlia adolescente. 

La rivolta

Massimo Tamagnini ha trascorso la sua vita come operaio sui monti della Garfagnana, era un padre di famiglia e stava scontando la sua pena di un anno e dieci mesi a causa di reati contro il patrimonio. Il 55enne soffriva anche di gravi patologie croniche provocate da una forma rara di glicemia, che secondo l’avvocato rendevano impossibile la vita in carcere dell’uomo.

Dall’inizio del 2018, l’avvocato di Tamagnini ha richiesto tre volte la revoca della custodia cautelare e la disposizione agli arresti domiciliari per problemi di salute, che rendevano il 55enne nella categoria di malati cronici, ma in tutti i casi le richieste sono state rifiutate. La mattina di Santo Stefano le Guardie Penitenziarie hanno trovato il corpo privo di vita del 55enne. Tra 60 giorni saranno pronti gli esiti dell’autopsia disposta sul corpo del detenuto per scoprire le vere cause della sua morte, e se è stata proprio la malattia che tanto preoccupava la famiglia e l’avvocato del 55enne a togliergli la vita. Nel frattempo il pubblico ministero ha aperto un fascicolo contro ignoti.

Dopo quanto accaduto a Tamagnini, nel carcere di Lucca è scoppiata una piccola rivolta, in particolare da parte dei denuti della terza sezione, nota per essere tra le più problematiche del carcere. I detenuti hanno sbattuto a lungo le pentole sulle inferriate, e nei giorni successivi si sono verificate delle aggressioni che hanno portato quattro di loro in infermeria.

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Cosa ne pensa l’autore
Marta Lorenzon

Marta Lorenzon - Non siamo nuovi a queste terribili morti che avvengono all'interno dei nostri carcere. Penso che molti si dimenticano del vero scopo del carcere, ovvero rieducare chi ha commesso crimini. I detenuti non vanno abbandonati e lasciati a loro stessi, ma devono avere il diritto di essere curati ed essere reindirizzati verso la nuova vita che li aspetterà fuori dal carcere.

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