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Lotta armata contro la TAV, la procura interviene

Lettera di accusa da parte del movimento No Tav contro quattro persone; la procura interviene indagando sul contenuto della lettera e sulla serietà del suo contenuto; aperto fascicolo contro ignoti

Cronaca
Pubblicato il 27 febbraio 2014, alle ore 15:03

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Lotta armata contro la TAV, la procura interviene

L’annunciata lotta armata contro la Tav spinge la procura di Torino ad aprire un fascicolo d’indagine contro “ignoti”.

In un documento a firma della “lotta di liberazione contro la Tav”, erano state rivolte minacce contro quattro persone: Giuseppe Petronzi, capo della Digos di Torino, Stefano Esposito, responsabile degli arresti in Valsusa, Massimo Matteucci, presidente di Cmc (cooperativa muratori e cementisti) e Maurizio Bufalini, direttore dei lavori Ltf.

Nel documento si legge che i Noa sono pronti all’azione diretta nei confronti dei mandanti e degli esecutori della strategia repressiva che sta togliendo libertà e prospettiva al movimento No Tav.

Nel comunicato si parla anche delle accuse di terrorismo di cui sono stati accusati i No Tav, infatti, i Noa parlano di accuse ridicole, e che queste accuse richiedono una risposta forte e rapida per dimostrare che il loro movimento è un movimento vivo. Allo stesso modo i No Tav accusano i politici e le forze dell’ordine rei di esseri terroristi, e concludono dicendo che loro sono “i partigiani della libertà” e che “è il momento di praticare la lotta armata”.

Il reato ipotizzato nei confronti dei mittenti della lettera è quello di “minacce”. Il documenti viene considerato dagli inquirenti con la massima attenzione. Il fascicolo d’ indagine è gestito personalmente dal procuratore reggente Sandro Ausiello. Il comunicato, per il modo in cui è scritto, è ritenuto più serio e attendibile di altri messaggi che, nel quadro del fenomeno No Tav e più in generale dell’antagonismo,  si sono succeduti nel corso del tempo. Nel testo compaiono infatti secondo la procura, termini riconducibili al lessico delle vecchie Brigate Rosse, mescolati però a valutazioni che sembrano tipiche dell’anarchismo radicale.

Nella lettera infatti è scritto che : “Torino sarà il luogo di partenza per svegliare le coscienze proletarie e rivoluzionarie”. E ancora: “condanneremo a morte il tribunale rivoluzionario insediato per valutare le responsabilità politiche della repressione in atto nei confronti del movimento No Tav in Valsusa”

Il documento fa riferimento, come detto, soprattutto, a quattro persone. E definisce le condanne immediatamente esecutive.

La procura sta facendo tutte le indagini del caso, il documento è al vaglio degli inquirenti, anche perchè negli ultimi mesi il movimento No Tav sembra essersi particolarmente ingrandito e potenziato. Ma soprattutto sembra essersi incattivito, a sentire il pensiero della procura.

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