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Le foibe: il presidente del Senato Grasso a Trieste per non dimenticare

Nel 1945 migliaia di italiani della Venezia Giulia, della Dalmazia e Istria vennero uccisi dall'esercito del maresciallo Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati, dove morirono di epidemie, fame ed estenuanti torture

Cronaca
Pubblicato il 8 febbraio 2014, alle ore 15:55

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Le foibe: il presidente del Senato Grasso a Trieste per non dimenticare

Il ricordo è come una ferita ancora aperta per coloro che vivono nel territorio friulano a differenza di tutti coloro che sugli eccidi di Tito stendono un velo pietoso. Non solo venivano arrestati e torturati coloro che si opponevano al regime di Tito,come partigiani e collaborazionisti ma anche la gente comune tra cui donne e bambini.

Pietro Grasso, presidente del Senato,sarà il 10 febbraio a Trieste per una visita in occasione del Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e la deportazione di migliaia di innocenti. Nel pomeriggio,in Piazza della Libertà, verrà deposta una corona al “Monumento all’Esodo“e successivamente ci sarà un incontro con le autorità locali e i rappresentanti delle associazioni di esuli presso la Prefettura di Trieste.

Ma cosa sono le foibe? Fisicamente sono un luogo geografico tipico del paesaggio carsico, formato da fenditure profonde decine di metri dove l’erosione dell’acqua nella roccia provoca delle cavità gigantesche. Sono storicamente importanti poichè durante la Seconda guerra mondiale sono stati gettati i corpi di migliaia di cittadini italiani eliminati per motivi inizialmente politici, poi successivamente, il denominatore comune fu unicamente il fatto di essere italiani. Il numero di persone gettate nelle foibe è difficile da stabilire in quanto non è stato possibile, a causa della profondità, recuperare i cadaveri:si stima una cifra di dieci-dodicimila persone contando  anche i dispersi nei combattimenti dal 1943 al 1945.

Una tra le poche testimonianze ci viene data ad esempio da Giovanni Radetticchio, originario di Sissano, il quale racconta la sua fortunata sorte in quel periodo buio e negativo.Nel 1946 racconta che,dopo duri giorni di prigionia lui ed altri sei uomini vennero portati ai piedi di una collinetta sull’orlo di una foiba,legati insieme con un filo di ferro e con una pietra in mano pesante almeno 20 kg. Chiunque desisteva dal saltare veniva fucilato. Quando toccò a lui un partigiano gli sparò contro ma per sua fortuna beccò il filo di ferro che teneva legata la roccia all’uomo, così saltando riuscì a non affogare e a salvarsi. Ma non tutti furono così fortunati come Giovanni.

Ciò che era in atto si può chiamare“pulizia etnica”del territorio da parte delle autorità comuniste jugoslave di tutto ciò che era italiano e nessuno fece niente per far cessare questa ondata di violenza e morte. Donne violentate e poi gettate nelle foibe, uomini torturati, lasciati alla fame e poi gettati anche loro nelle grandi e profondi caverne di roccia.

Noi italiani siamo fieri di coloro che hanno combattuto per la nostra patria, e di coloro che da innocenti sono morti a causa di ideologie sbagliate.

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