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Lampedusa: 13 bare in legno accolgono le donne, incinte, recuperate in mare

Barchino con 50 migranti si capovolge in mare: 13 salme recuperate, 22 i superstiti. C'erano anche 8 bambini. Tutti senza salvagente. Le operazioni di ricerca continuano. La rabbia del sindaco.

Cronaca
Pubblicato il 8 ottobre 2019, alle ore 08:19

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Lampedusa: 13 bare in legno accolgono le donne, incinte, recuperate in mare

Sul molo ‘Favaloro’ a Lampedusa, si stanno vivendo ore di tristezza infinita: ieri all’alba il molo accoglieva 13 bare di giovani donne, quasi tutte in attesa di un figlio. Il barchino che le ospitava si è ribaltato in mare a pochi minuti dai soccorsi. La tragedia riporta alla memoria quella del 3 ottobre 2013: allora al largo di Lampedusa morirono 368 persone, 20 quelle disperse. 

Le motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza si stavano già dirigendo verso la barca, lunga una decina di metri, con a bordo più 50 migranti ma a sei miglia dalla costa, si è ribaltata. Le 50 persone si sono spostate tutte, nello stesso momento, da un lato della barca che, instabile, per il mare mosso, ha ceduto alle onde e si è capovolta. I 22 superstiti avrebbero riferito che a bordo della barca c’erano anche 8 bambini.

Salvatore Vella, procuratore aggiunto di Agrigento, che ha seguito direttamente le operazioni di recupero delle salme, ai cronisti ha detto: “A bordo erano senza salvagente, se lo avessero avuto ora sarebbero tutti vivi“. E aggiunge che i 22 “sopravvissuti, 13 uomini e 9 donne, sono salvi solo grazie al coraggio degli uomini della Guardia Costiera e della Gdf“: poi conferma che tra i dispersi ci sono dei bambini, alcuni “molto piccoli“. Quando i soccorritori hanno raggiunto il barcone, lo hanno trovato che imbarcava acqua e con il motore che non andava. 

Guardia costiera e guardia di finanza con l’aiuto dei sommozzatori stanno continuando le attività di ricerca nella speranza che le condizioni meteo lo permettano. Intanto è stato aperto un fascicolo per naufragio e omicidio colposo, a carico di ignoti, da parte della procura della repubblica di Agrigento: a guidarlo, Luigi Patronaggio.

Totò Martello, sindaco di Lampedusa, rattristato, ha protestato: “Non si può morire in questo modo. Occorre individuare canali, favorire azioni che rendano il Mediterraneo più sicuro. Servono scelte concordate per impedire queste tragedie” come quella appena vista, definita dal primo cittadino “strage insensata e dolorosa“. Poi ha espresso il bisogno di “distinguere le polemiche dai fatti concreti” e la tristezza per l’incattivimento totale dell’Italia, “clima dovuto alla speculazione politica“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Sono pienamente d'accordo con il sindaco di Lampedusa: "Non si può morire in questo modo!". Credo anch'io che sia giunto il tempo di creare ponti, di aprire le porte, di "addolcire" i rapporti e non di inasprirli per paura. Oggi probabilmente c'è la paura dell'altro, del diverso, il timore che chi ha meno dalla vita ci porti via quel poco (o tanto) che abbiamo messo da parte, ma un giorno tutto sarà più fluido e generoso e le chiavi delle porte verranno gettate in mare.

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