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La Procura di Torino valuta condanna a Beppe Grillo per il processo No Tav

Per Beppe Grillo i Pm della Procura di Torino, Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, hanno chiesto una sanzione di 9 mesi per l’infrazione ai sigilli della baita Clarea in Val Susa, nell’udienza, dove sono accusati una ventina di No Tav

Cronaca
Pubblicato il 8 febbraio 2014, alle ore 11:27

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La Procura di Torino valuta condanna a Beppe Grillo per il processo No Tav

La vicenda è accaduta nel 2010 nel momento in cui il leader del Movimento a 5 Stelle, Beppe Grillo, con un gruppo di militanti No Tav strappò i sigilli della Baita Clarea, circoscrizione valutata illegale dalla magistratura ed emblema dell’opposizione dei No Tav, ora incorporato all’interno del cantiere per il tunnel Alta velocità.

È stato aperto pure un dossier, secondo l’accusa, per aver indotto i militari a non fare il loro dovere durante i dissensi dei “forconi”. La Procura di Genova sta definendo l’apertura di un dossier in conseguenza a un esposto presentato dal senatore e responsabile dei giovani del Pd Fausto Raciti, che disapprovava una comunicazione di Grillo mandata ai vertici di Polizia, Esercito e Carabinieri con la pretesa di non sostenere la casta della politica italiana.

Il procuratore capo Michele Di Lecce chiarisce che su Beppe Grillo finora “sono arrivate delle segnalazioni, fascicoli da altre procure che stiamo valutando”. Al momento quindi non è indagato… “In esito alla valutazione decideremo se iscriverlo o fare delle attività d’indagine, tutto quello che normalmente si fa”. Per la Procura di Genova, Grillo non è indagato, sta determinando le segnalazioni. Durante le proteste dei Forconi diverse persone delle Forze Armate si tolsero i caschi a Torino, Genova e Milano e in quell’occasione molte genti individuarono un atto di appoggio alla situazione.

Il senatore Raciti querelò Grillo ai carabinieri di Roma, l’esposto della denuncia fu mandato alla procura di Roma e di conseguenza fatto pervenire a Genova.

L’articolo 266 del Codice penale annuncia che “chiunque istiga i militari a disobbedire alle leggi o a violare il giuramento dato o i doveri della disciplina militare o altri doveri inerenti al proprio stato, in altre parole fa a militari l’apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari, è punito, per ciò solo, se il fatto non costituisce un più grave delitto, con la reclusione da uno a tre anni”.

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