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Roma

La pandemia azzera l’industria del turismo

Può un settore come il turismo, fermo dal marzo 2020 ripartire in epoca di pandemia? Niente più turisti a zonzo per le città turistiche, Natale e Pasqua cancellati dai lockdown, e per il futuro non si prevede nulla di buono all'orizzonte.

Cronaca
Pubblicato il 24 aprile 2021, alle ore 22:59

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La pandemia azzera l’industria del turismo

Sembra di vivere in un film distopico, simile a Io sono leggenda, ma è la realtà di oggi, senza zombie; un pericoloso virus ha azzerato la vita come la conoscevamo, aeroporti deserti, strade vuote, niente più turisti in giro per le città, prima per il lockdown, dopo per la crisi del turismo avvenuta a seguito del coronavirus che si è diffuso in tutto il mondo.

Non solo, musei chiusi, cinema e teatri e attività ricreative, tutto chiuso e persone sempre più interconnesse su internet, non ci stupiamo se molti hanno voglia di trasgredire e violano il coprifuoco, o fanno feste private in casa, ma il turismo ha subito un colpo letale, una stasi che dura da marzo 2020.

Quanti di noi nelle città turistiche, erano atti a vedere file interminabili in questo periodo, davanti ai Musei Vaticani o gli Uffizi,  distrutta dal coronavirus. Se a Fiumicino e Malpensa, i voli hanno subito un calo dell’88%,  non va meglio per Trenitalia che ha subito un dimezzamento per le corse.

Sui treni sarà possibile accedere solo a tampone negativo, e non ci saranno più viaggi business, le riunioni infatti avverranno tramite la piattaforma Zoom, E giù via i lavoratori di Alitalia e del comparto turismo, alberghi e strutture turistiche, a protestare davanti Montecitorio, mercato crollato, anche per i voli all’estero.

Tutto questo ha portato alla desertificazione delle città, con una sempre più crescente richiesta di smart working, lavoro agile e flessibile, e persone rinchiuse dentro casa a lavorare e studiare, perchè non dimentichiamolo, anche gli studenti ne hanno risentito, costretti a studiare davanti ai loro schermi.

Tutto ciò ha portato alla crisi di bed e breakfast, strutture ricettive, bar, punti ristoro, e strutture annesse soprattutto nel centro città, nei musei e nel mondo dello spettacolo è stato perso il 75% dei visitatori, per non parlare della mancanza di socializzazione, che avviene solo tramite interconnessione.

Si è scoperta una passione per lo sport all’aria aperta, per l’utilizzo di biciclette, di monopattini, largamente diffusi, si stanno costruendo piste ciclabili, percorsi pedonali, un turismo più sostenibile, dato che gli sport al chiuso non sono più possibili e che va di pari passi con la crescente e sempre più ampia offerta di lezioni di fitness, personal training ed escursionismo.

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Cosa ne pensa l’autore
Martina Capit

Martina Capit - Sta di fatto che questa emergenza ha cambiato le vite di tutti, molti non si sarebbero aspettati di lavorare tutto il giorno sul computer, o studiare anzichè all'univrsità in dad, sono dispiaciuta per il settore turismo, fermo da più di un anno, la cultura è anche importante e i musei vanno riaperti.

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