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Torino

La figlia decide di vivere seguendo i costumi occidentali. Il padre, opprimente, finisce a processo

Un 66enne padre di una ragazza minorenne, in seguito ai rifiuti della stessa di vivere seguendo i costumi musulmani, inizia a dare in escandescenza. L'uomo, residente a Perosa Canavese, dovrà risponderne in tribunale.

Cronaca
Pubblicato il 27 dicembre 2018, alle ore 02:19

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La figlia decide di vivere seguendo i costumi occidentali. Il padre, opprimente, finisce a processo

Un uomo di origini marocchine di 66 anni, residente a Perosa Canavese, è sposato con una donna anch’essa di origini marocchine: i due hanno una figlia, all’epoca dei fatti minorenne. L’adolescenza, per tutte le ragazze, è un periodo complicato ma, per questa ragazza, è stato ancora più difficile a causa dell’ostilità del padre.

La ragazza, appena compiuti 18 anni, ha deciso di denunciare il padre per stalking al Tribunale di Ivrea. La ragazza ha dichiarato che, tra settembre 2014 ed agosto 2016, periodo in cui lei era ancora minorenne, i genitori si stavano separando. L’adolescente, per integrarsi con la società e perché decisa a vivere secondo i costumi occidentali, iniziava ad uscire con le sue amiche indossando jeans e magliette: tutto ciò era in netto contrasto con l’idea che aveva il padre della famiglia.

Tra padre e figlia gli scontri sono sempre più accesi e frequenti, l’uomo tende a seguire la figlia per verificare i suoi comportamenti, e la ragazza – esasperata dall’atteggiamento del padre – decide di andare a vivere con la madre. Il padre, sicuro che questa scelta è dovuta al fatto che la ragazza non voglia rispettare la tradizione musulmana, inizia a seguirla nei luoghi da lei frequentati e ad aspettarla all’uscita da scuola, per controllare tutte le sue amicizie e le sue conoscenze, fino a fare delle vere e proprie scenate per il suo comportamento considerato troppo occidentale.

I litigi sono sempre più frequenti e sempre più violenti: il modo di vestirsi, il modo di comportarsi, le persone che cui esce, tutto poteva far scatenare un litigio o una scenata, ma la ragazza sopporta tutto fino al compimento del suo diciottesimo anno.

Nell’agosto del 2016, la ragazza -dopo l’ennesimo violento litigio – va in caserma e denuncia il padre per stalking. Nei primi mesi del 2019, verrà pronunciata la sentenza. I legali del 66enne dichiarano che il reato non ha senso perché, con una figlia ribelle, è diritto del padre controllare le frequentazioni ed il modo di vivere della ragazza, per evitare delle brutte sorprese.

Secondo la procura di Ivrea, invece, il comportamento perpetrato dall’uomo non era quello di un semplice padre di famiglia che si preoccupa della figlia, ma era ben oltre: da qui la decisione di portarlo a processo, e di lasciare al giudice il compito di decidere.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Trovo comprensibile che un genitore voglia che la propria figlia segua le correnti ideologiche spirituali della famiglia: però, desiderare una cosa è normale, ma imporre la propria vita ad un'altra persona è assolutamente sbagliato. Penso che sia normale il fatto che una ragazza, che si rende conto che esiste la possibilità di vivere senza essere considerata un oggetto o una nullità, decida di vivere libera. Trovo una fortuna che le donne musulmane si rendano conto che la vita non deve essere per forza quella che viene loro in imposta in Marocco. Ognuno ha il diritto di scegliere il proprio credo.

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