L’AQUILA – Per anni, la frase “Le vittime non hanno colpa” è stata il grido di strazio e di protesta di migliaia di aquilani sopravvissuti al bruttissimo terremoto del 6 aprile 2009. Un monito inciso su striscioni e manifesti esposti in ogni angolo della città, simbolo dell’indignazione di un’intera comunità di fronte a quelle che sono state definite “sentenze shock“. Decisioni giudiziarie che, attribuendo una parte della responsabilità ai cittadini rimasti sotto le macerie, hanno generato sdegno e rabbia.Oggi, alla vigilia del 16° anniversario di quel brutto evento che costò la vita a 309 persone, la Corte d’Appello dell’Aquila ha posto rimedio a quella che molti consideravano una grave ingiustizia. Con una sentenza che ribalta completamente il verdetto di primo grado, i giudici hanno annullato la controversa riduzione del 30% sui risarcimenti destinati ai familiari delle persone decedute.
Una decurtazione che, secondo il precedente pronunciamento, era dovuta al comportamento considerato “incauto” di coloro che, nonostante le scosse avvertite la sera del 5 aprile, avevano deciso di rimanere nelle proprie abitazioni.Una motivazione che non teneva conto del contesto in cui si trovavano gli abitanti dell’Aquila nei mesi precedenti al sisma. La città era stata colpita da uno sciame sismico prolungato, con scosse frequenti ma di bassa intensità, al punto da creare una sorta di assuefazione tra la popolazione. Inoltre, la famosa riunione della Commissione Grandi Rischi, che avrebbe dovuto fornire risposte chiare e rassicurazioni ai cittadini, si era rivelata un’”operazione mediatica”, come ammesso dall’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso in un’intercettazione.
Nelle motivazioni della nuova sentenza, i giudici della Corte d’Appello hanno evidenziato come la decisione di primo grado fosse priva di un’adeguata motivazione giuridica. “Le vittime avrebbero dovuto prevedere che, dopo mesi di sciame sismico, la scossa successiva sarebbe stata quella letale. Un’ipotesi priva di fondamento scientifico e del tutto inaccettabile”, si legge nel dispositivo. Inoltre, viene sottolineato come l’edificio crollato in via Campo di Fossa si sia sgretolato in pochi istanti, senza lasciare alle persone al suo interno alcuna possibilità di mettersi in salvo.
La decisione della Corte d’Appello condanna in solido i ministeri competenti e le eredi della famiglia Del Beato a risarcire le famiglie delle vittime con importi che, nel complesso, ammontano a poco meno di 2,5 milioni di euro. Tra gli importi riconosciuti, spiccano i 332.435 euro destinati a Ferdinando Verzilli e Olga D’Eusanio, i 340.257 euro a Maria Grazia Piccinini, e i 324.330 euro assegnati ad Alessandra Rambaldi come erede di Ferdinando Rambaldi, deceduto nel 2012. Anche Antonia De Berardinis e Maurizio Guercioni riceveranno rispettivamente 422.435 euro e 232.632 euro, in quanto eredi di Edmondo Guercioni, scomparso nel 2013.La sentenza prevede inoltre il pagamento delle spese legali da parte dei ministeri e delle eredi Del Beato, per un totale di oltre 70.000 euro.
In particolare, sono stati riconosciuti 29.154 euro agli attori della causa principale, 22.867 euro ciascuno per il condominio Del Beato e la compagnia assicurativa Reale Mutua, mentre il Comune dell’Aquila e gli eredi di Cimino riceveranno un rimborso di 18.000 euro ciascuno.Con questa decisione, la giustizia sembra restituire dignità alle persone decedute e ai loro familiari, riaffermando un principio fondamentale: chi ha perso la vita in quella disgraziata notte non ha alcuna responsabilità. Resta ora da vedere se il verdetto verrà impugnato ulteriormente o se, finalmente, si potrà mettere la parola fine a una vicenda giudiziaria che ha aggravato lo strazio di un’intera comunità.