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La battaglia di Giovanni contro il Covid-19: 202 giorni di ospedale e e il suo rientro a casa da disabile

La battaglia di Giovanni contro il Covid-19 è davvero straziante. Ricoverato in terapia intensiva per polmonite bilaterale legata al virus, è stato dimesso, dopo 202 giorni di ospedalizzazione, da disabile.

Cronaca
Pubblicato il 19 novembre 2020, alle ore 14:15

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La battaglia di Giovanni contro il Covid-19: 202 giorni di ospedale e e il suo rientro a casa da disabile

Questa è la straziante storia di Giovanni Martinelli, un 61enne, pensionato, residente in provincia di Brescia, che si è trovato a lottare, in bilico tra la vita e la morte, con il Covid-19. Parliamo di una storia che non riuscirebbe a lasciare impassibile nemmeno il più cinico dei lettori;una storia che invita a riflettere sulla gravità della pandemia connessa al nuovo Coronavirus e sulla necessità di proteggersi, osservando tutte le misure anti-contagio imposte.

Tutto ha inizio i primi di marzo scorso, quando al signor Giovanni, che si era riuscito a godere il suo primo mese di pensione, sono sopraggiunti i primi sintomi da Covid: alcune difficoltà respiratorie ed una febbre superiore ai 40°C. “Si pensava fosse influenza, ma non passava. Il medico mi aveva diagnosticato una polmonite bilaterale, poi scopertasi legata al Covid.I miei familiari hanno chiamato 3 volte i soccorsi ma la situazione era talmente drammatica che non è venuto nessuno. Poi, alla terza chiamata, è arrivata l’ambulanza della Croce Rossa che mi ha portato immediatamente all’Ospedale di Chiari. Era il 20 marzo, non dimenticherò mai quella data“.

Giovanni prosegue il suo racconto:”Il primo giorno in ospedale non sono stato visitato:era caos. Il secondo giorno sono stato portato in terapia intensiva e intubato; poi il black out“. L’uomo, infatti, è stato sedato per 15 giorni ma non ha avuto nemmeno il tempo di essere spostato nel reparto di medicina generale, che il suo quadro clinico, nuovamente aggravatosi, lo ha costretto ad un ennessimo trasferimento in terapia intensiva.

L’amputazione della gamba e la rimozione di un quarto di polmone

Ma veniamo alla parte più sconvolgente del racconto, quella dell’amputazione dell’arto. Al suo risveglio ha scoperto di non avere più la gamba destra, che è stato necessario amputare sotto il ginocchio in quanto, a causa della polmonite da Covid, era subentrata una trombosi

E’ stata dura accettare l’amputazione ma oggi il signor Giovanni è contento di come sia andata, dato che i medici gli hanno, successivamente, raccontato che anche l’altra gamba era stata intaccata da un principio d trombosi.

Ma il calvario dell’uomo è solo all’inizio. Proprio mentre viene trasferito all’Istituto Clinico Maugeri per iniziare la fisioterapia, si ripresentano le difficoltà respiratorie. I suoi polmoni erano stati intaccati da 2 batteri differenti ed il polmone sinistro risultava particolarmente compromesso. Pertanto viene condotto d’urgenza all’Ospedale di Brescia, dove il batterio viene eliminato ma ad un carissimo prezzo: la rimozione di un quarto di polmone sinistro. Finalmente, dopo questo secondo intervento, ha potuto iniziare la riabilitazione.

Il trattamento con plasma iperimmune e il rientro a casa da disabile

A maggio Giovanni è stato tra i primi pazienti trattati con plasma iperimmune arrivato da Pavia. Ha iniziato a sentirsi bene già dopo 2 giorni dalla trasfusione della sacca, sino all’esito che tutti aspettavano: quello del tampone risultato negativo. 

E’ così che, dopo 202 giorni di ospedalizzazione, 7 mesi trascorsi in ospedale, il 61enne ha potuto far ritorno a casa, seppur con 20 chili in meno, 1 arto amputato, 1 quarto di polmone mancante, con 2 stampelle al posto della gamba che il Covid gli ha strappato così brutalmente, seppur senza mai perdere il suo sorriso e il suo ottimismo, coccolato dalla moglie, che gli cucina prelibatezze per aiutarlo a rimettersi in forma.

Giovanni ha le cicatrici della malattia sul corpo ma ha anche, sul suo viso, la luce e le lacrime di chi ce l’ha fatta e urla alla vita, dicendo: “Il Coronavirus mi ha cambiato la vita. Ero sano come un pesce ed ora sono un disabile e devo fare i conti con la mia invalidità. Ho imparato che la vita è preziosa e bisogna godersela ogni giorno”.

L’appello ai negazionisti e ai no mask

Giovanni, rivolgendosi ai negazionisti e ai no mask, dice: “Abbiate rispetto per le persone che hanno sofferto e che ancora soffrono a causa di questa pandemia. Famiglie sterminate, persone che come me portano i segni di questa lotta. Io proprio non capisco cosa abbiano nella testa queste persone. A loro suggerisco di parlare con chi è stato segnato a vita da questo maledetto virus. Forse cambierebbero idea e eviterebbero di mettere se stessi e altri a rischio”.

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Cosa ne pensa l’autore
Caterina Lenti

Caterina Lenti - La storia di Giovanni e della sua lotta contro il Covid-19, sempre in bilico tra la vita e la morte, ci deve far riflettere sulla gravità della pandemia legata al nuovo Coronavirus e sui suoi effetti devastanti sul corpo. È doveroso, pertanto, attenersi alle disposizioni anti-contagio per tutelare se stessi e chi ci sta attorno da questo maledetto virus.

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