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Italia, sempre più ricchi e sempre meno responsabili

In un recente seminario della Normale di Pisa sulla distribuzione diseguale della ricchezza in Italia, è emerso che la forbice tra ricchi e poveri negli ultimi decenni si è ulteriormente allargata.

Cronaca
Pubblicato il 20 ottobre 2021, alle ore 11:53

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Italia, sempre più ricchi e sempre meno responsabili

Nel corso del seminario online “Ricchezza, ricchi e diseguaglianza in Italia“, promosso dalla Scuola Normale di Pisa tenutosi la scorsa settimana e organizzato dalla classe di Scienze politico-sociali di Firenze, sono emersi dati sconcertanti. Uno su tutti: La ricchezza in Italia è sempre più in mano a una fetta esigua di popolazione mentre cala la ricchezza media individuale.

Nel corso del seminario sono stati presentati due studi. Il primo di Salvatore Morelli dell’Università Roma Tre “The Concentration of Personal Wealth in Italy 1995-2016”, realizzato con Paolo Acciari e Facundo Alvaredo, evidenzia che nel periodo presso in considerazione, cioè i 21 anni che intercorrono tra il 1995 e il 2016, i 50.000 italiani più ricchi hanno raddoppiato la propria ricchezza netta media reale (da 7,6 a 15,8 milioni di euro), passando dal 5,5% al 9,3% della ricchezza totale. Di contro, il 50% più povero degli italiani, che aveva nel 1995 l’11,7% della ricchezza totale, ne possiede nel 2016 solo il 3,5%, che corrisponde a un calo da 27 mila a 7 mila euro della ricchezza media individuale.

Un secondo contributo è stata l’analisi di Giulio Marcon, attivista nel campo dell’associazionismo legato ai movimenti pacifisti e al settore no profit e deputato indipendente con Sinistra Ecologia Libertà nella legislatura 2013 – 2018. Lo studio analizza la ricchezza in Italia attraverso 26 interviste (anonime) a nomi dell’imprenditoria, della finanza, delle professioni, sulla percezione che i ricchi hanno di sé, su come usano la ricchezza, sulle disuguaglianze e sull’opportunità di politiche redistributive.

Gli intervistati tendono a rappresentarsi come protagonisti dell’economia italiana, senza essere in grado però a guidarne l’evoluzione. La possibilità di una eventuale tassazione dei patrimoni si scontra con una netta ostilità degli intervistati che però sono possibilisti riguardo a un eventuale aumento della tassazione sulle successioni.

In generale c’è una sottovalutazione della gravità del problema rappresentato da una distribuzione diseguale della ricchezza che genera povertà. Per quanto riguarda il rapporto dei più facoltosi con le istituzioni: “Emerge il rapporto problematico con lo Stato e la politica, un rapporto di apparente estraneità, in cui lo Stato è percepito soprattutto come una minaccia in termini di carico fiscale e la politica viene considerata responsabile dei problemi del Paese”.

E mentre da noi si si analizza il divario tra ricchi e poveri, negli Stati Uniti i magnati fanno a gara a chi è il più ricco in assoluto. Elon Musk, patron di Tesla a fine settembre ha di nuovo superato Jeff Bezos, il fondatore di Amazon. Il patrimonio di Bezos si attesta intorno ai 191 miliardi, quello di Musk invece, raddoppiato nell’ultimo anno, pare segni un valore netto di 222 miliardi.

Paradossalmente, ma neanche tanto, per moltissimi super-ricchi è stata proprio la pandemia da Coronavirus a fare da acceleratore, aumentando le loro ricchezze e consentendo loro di recuperare ciò che avevano perso nei mesi di lockdown, mentre miliardi di persone sono state spinte sull’orlo della povertà

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Cosa ne pensa l’autore
Lucio Cattaneo

Lucio Cattaneo - Ciò che colpisce da quanto emerge dal seminario della Normale di Pisa non è tanto che i ricchi accrescano, anche in momenti di crisi, la propria ricchezza, ma che siano assolutamente privi di coscienza autocritica riguardo alle modalità attraverso le quali ciò avviene e alla responsabilità sociale che questo comporta.

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