Nella giornata di ieri ha fatto il giro del mondo la notizia relativa alla vera identità di Jihadi John, il boia dell’Isis, una delle più grandi icone del terrore di questi tempi. Se lo sceicco del Califfato Abu Bakr al-Baghdadi agisce infatti nell’ombra, tirando i fili da dietro le quinte, Mohammed Emwazi (in arte Jihadi John) è invece il volto mediatico della campagna dell’orrore intrapresa dai fondamentalisti dello Stato Islamico; ripreso dalle telecamere, osannato dai fanatici come un eroe, il vero archetipo del foreign fighter.
“Ma non è sempre stato così” denuncia Asim Qureshi, membro del gruppo Cage, che si occupa di condannare i metodi talvolta controproducenti usati dalle forze dell’antiterrorismo. E sarebbe proprio questo il caso di Emwazi, descritto da Qureshi come una persona “estremamente buona e gentile”. Addirittura “la più umile che io avessi mai conosciuto” continua l’uomo, puntando il dito contro l’Mi5 (Military Intelligence, section 5), l’ente per la sicurezza ed il controspionaggio del Regno Unito. Mohammed Emwazi era già stato fermato dagli agenti dell’antiterrorismo nel 2009, durante un tentativo di entrare in Tanzania per unirsi al gruppo estremista di al-Shabaab. Pericolo sventato, l’uomo venne intercettato e rimpatriato.
Ma è lo stesso Times a chiarire che Emwazi, un tempo studente modello e ragazzo mite di buona famiglia, era nel mirino dell’Mi5 da oltre sei anni, e che l’agenzia aveva più volte tentato di spingerlo a collaborare per trasformarlo in una spia, probabilmente facendo uso di metodi violenti e coercitivi. Secondo la versione di Asim Qureshi, insomma, l’Mi5 con i suoi dodici tentativi di fare di Emwazi un informatore al proprio servizio, avrebbe trasformato un “ragazzo confuso ma fondamentalmente buono” in una perfetta macchina di morte, spingendolo direttamente tra le braccia dell’Isis. Più i servizi segreti si sarebbero impegnati nel prelevarlo, torturarlo ed interrogarlo, insomma, più sarebbe montato in lui un forte sentimento antioccidentale. Fino alla fuga nel Califfato del 2012, nonostante figurasse nella watchlist dei terroristi da tenere sotto controllo; fino a farne oggi l’immagine di copertina della propaganda dell’Isis. Secondo le accuse sarebbero loro, quindi, i veri creatori di Jihadi John.
Una vera e propria bomba che, minaccia di far saltare teste eccellenti ai vertici dell’Mi5. Specialmente ora, a soli due mesi e mezzo dall’avvento delle elezioni politiche. Intanto Sir Menzies Campbell, membro del comitato per l’intelligence e la sicurezza del Parlamento britannico, ha assicurato che verrà allestita una commissione d’inchiesta per indagare a fondo sul caso di Mohammed Emwazi. E che gli stessi esponenti dei piani alti dei servizi segreti verranno interrogati, subito dopo il voto, per cercare di far luce su una vicenda che si fa ogni giorno sempre più intricata.