Le donne che vogliono diplomarsi dovranno sottoporsi ad un test di verginità in Indonesia.
È questa la novità introdotta dal governo della città di Jmeber, che intende in questo modo arginare “la prostituzione e i rapporto sessuali prematrimoniali”. Per accedere al corso di studi che consentirebbe loro di potersi diplomare, quindi, le donne indonesiane di Jmeber dovranno sottoporsi ad un test che ne attesti la verginità.
Lo stesso test, però, non sarebbe obbligatorio per gli studenti maschi, per i quali non è previsto alcun controllo. La vicenda ha subito sollevato non poche polemiche nel mondo intero, ma anche nella stessa Indonesia, dove le donne non sono affatto disposte a sottoporsi ad un test di verginità per poter accedere ad un corso di studi che nulla ha a che vedere con la vita privata.
“Gli amministratori di Jmeber dovrebbero abbandonare l’idea e chiedere scusa per la riesumazione di una questione medievale” ha dichiarato Andreas Harsono, un ricercatore di origini indonesiane che vive a New York.
“Sono nato e cresciuto a Jember e quest’idea non ha nulla a che vedere con i musulmani moderati che conoscevo. Se una ragazza non dovesse avere il requisito sarebbe oggetto di scherno nella società e poi perché solo le donne” ha dichiarato MN Harisuddin del Nahdlatul Ulama.
Sulla vicenda è intervenuto anche il giornalista Phelim Kine: “Spero che intervenga il presidente Jokowi e fermi questa idea crudele e degradante che mette in pericolo l’istruzione delle ragazze di Jember e che non ha validità scientifica”. Il giornalista fa in particolare riferimento al test cosiddetto “two fingers”, ovvero “delle due dita”, con cui viene accertata la verginità delle donne in Indonesia.
Una vicenda che sta facendo molto discutere, quindi, e che mostra ancora una volta la difficile situazione delle donne di questo paese, costrette a vessazioni ed umiliazioni al limite del sopportabile, che le rende oggetto di scherno e di discriminazione.