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Inchiesta sui rifiuti tossici versati nel fiume Tirino a Pescara

In questi giorni c’è una richiesta di condanna in Corte d'Assise per il processo sulla discarica di Bussi. Una tonnellata di sostanze tossiche il giorno, queste le quantità di scorie che la Montedison avrebbe versato nel fiume Tirino.

Cronaca
Pubblicato il 6 aprile 2014, alle ore 08:38

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Inchiesta sui rifiuti tossici versati nel fiume Tirino a Pescara

Nel fiume Tirino a partire all’incirca dagli anni 60, venivano versate otto tonnellate di rifiuti tossici ogni anno.

In una documentazione attesta che anche negli anni 2000 la Montedison ne era a conoscenza e continuava a contaminare. Nel momento in cui la Guardia forestale, nel 2007, sottrasse il registro autentico Ausimont Montedison, scoprì la quantità dei rifiuti nelle falde acquifere. Difatti 8 tonnellate di cloro metano, una sostanza incolore, inodore, tossica e cancerogena, finiva nel fiume tutti gli anni, peraltro erano risapute, e addirittura scritto e conteggiato, con calligrafia scritta a mano. Questi sono alcune delle prove confluite nell’udienza iniziata il 4 aprile 2014, di fronte alla Corte d’Assise di Chieti, dove i PM Giuseppe Bellelli e Annarita Mantini, in una richiesta di condanna durata sette ore, hanno spiegato che il fulcro industriale di Bussi, fino agli anni Sessanta, ha gettato nel fiume Tirino una tonnellata al giorno di sostanze letali. Il processo ai capi Montedison dell’impianto in Abruzzo comprende 19 imputati e 27 parti civili.

E secondo l’accusa, la Montedison comprendesse i pericoli. Fino al 1992, secondo l’accusa, è identificabile la colpa, dal 1993 in poi c’è l’inganno, secondo i PM, infatti, dopo che un tecnico esterno nel 1992, giunge in Montedison e indaga su operai e capireparto. In seguito stende una relazione, in cui avverte la Montedison della presenza di pozzi contaminati. Secondo i PM, da quel momento e dopo, Montedison comincia a negare e a nascondere intenzionalmente. L’accusa espone in aula una dichiarazione del 1992, nella quale s’indicano i danni, legati al clorurato, nell’acquedotto Giardino.

Le analisi dovevano essere manipolate, i dati per esempio, potevano essere testualmente “tolti”. Per quanto riguarda i cloro metani, nel documento, si legge di riporre i valori rifatti. È questo il contenuto degli atti in possesso dell’accusa. Il dipendente Montedison Gabriele Toto, nel 2011, alcuni mesi prima di morire, racconta ai PM una sezione del polo industriale, dove, gli operai erano rimpiazzati spesso, perché malati di cancro alla vescica, particolarmente lì, dove erano vicini alla benzidina per creare un colorante.

Alcuni giorni fa Marco Lombardo, presidente della Lega italiana tumori di Pescara, per molti anni primario del reparto di Oncologia, ha dichiarato che in quella zona c’è stato un elevato numero di malattie, cancro alla vescica, rispetto al resto del territorio abruzzese.  Toto racconta agli investigatori scene spaventose, dice d’aver visto una lepre, con due leprotti, brucare l’erba nella zona della discarica, e l’animale morì subito sotto i suoi occhi. Occorre attendere il 2007 affinché la tragedia s’inizi a sapere. L’istituto superiore di Sanità, nei suoi documenti, notifica che la cittadinanza non è stata adeguatamente avvisata. Tra i pochi a querelare, c’era Augusto De Sanctis del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua, che oggi chiede di controllare tutta la valle e iniziare le opere di decontaminazione.

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