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In Alto Adige, bimba di 5 anni uccisa dal coronavirus: la vittima più giovane in Italia

In Italia, tra le ultime vittime di covid-19 c'è anche una bambina di soli 5 anni. Originaria di Vipiteno, la bimba è morta nelle scorse ore in Alto Adige dove era ricoverata. Quando è stata colpita dal virus, la bambina soffriva già di patologie gravi.

Cronaca
Pubblicato il 5 aprile 2020, alle ore 23:35

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In Alto Adige, bimba di 5 anni uccisa dal coronavirus: la vittima più giovane in Italia

In Italia, tra le vittime di covid-19 registrate c’è pure una bambina di soli 5 anni. La piccola, originaria di Vipiteno, nella provincia di Bolzano, è morta in Alto Adige dove era stata ricoverata. Quando è stata colpita dal coronavirus, la bambina soffriva già di patologie pregresse molto gravi.

Il virus ha compromesso, in maniera irrimediabile, il quadro clinico della piccola bambina che già lottava contro altre patologie. La notizia è stata confermata dall’Ansa, subito dopo esser stata diffusa dal quotidiano Alto Adige che tiene costantemente informati gli abitanti del posto. Durante il ricovero, nonostante gli sforzi dei sanitari, le condizioni di salute della bambina si sono aggravate notevolmente. 

Ogni tentativo di rianimazione è stato vano, e per la bambina non ci sono state speranze: la piccola bimba di 5 anni risulta essere la vittima di covid-19 più giovane d’Italia. Il coronavirus ha riservato lo stesso destino a Vitor (ragazzo di quattordici anni morto in Portogallo), e a Julie (sedicenne deceduta in Francia) che sono le vittime più giovani registrati in Europa.

La piccola fa parte di un numero molto preoccupante di vittime colpite in Alto Adige, tanto che il governatore Arno Kompatscher ha deciso di adottare ulteriori misure. Esponente della Südtiroler Volkspartei, Kompatscher è stato costretto a introdurre l’obbligo di coprire naso e bocca in caso di incontri realizzati al di fuori dell’ambiante familiare: “Mascherine e scaldacollo non escludono al 100% un’infezione, ma riducono notevolmente il rischio di contagio. Si tratta di un dovere civico”.

Tale ordinanza, però, ha suscitato molti dubbi e critiche avanzate pure dal sindacato dei medici altoatesini che hanno suggerito al governatore di rivalutare la sua decisione: “Nella classificazione degli ormai famosi dispositivi di protezione individuale, nominati anche nell’ordinanza non rientrino le sciarpe, gli scaldacollo né tanto meno le mascherine chirurgiche, ma solo le mascherine col grado di protezione e di certificazione almeno FFP2, le quali, vista l’attuale estrema difficoltà di reperimento, dovrebbero essere destinate, dall’Asl, solo agli operatori sanitari”.

Anche il sindaco Renzo Caramaschi si è schierato contro il governatore Arno Kompatscher e lo invita a rivedere l’ordinanza. Tale provvedimento, adottato dal governatore, sta creando dei grossi fraintendimenti al tal punto da far aumentare il numero di persone in circolazione rischiando così di vanificare tutti gli sforzi sino ad ora profusi.

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