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Il mistero del Boeing scomparso: 10 giorni di ricerche senza esito

Continuano senza risultati le ricerche del Boeing 777 della Malaysia Airlines, scomparso l'8 marzo con 239 persone a bordo. Tante le ipotesi tra avarie e complotti. Forse avvistato nei cieli delle Maldive

Cronaca
Pubblicato il 22 marzo 2014, alle ore 14:20

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Il mistero del Boeing scomparso: 10 giorni di ricerche senza esito

Sono passati più di 10 giorni da quando non si hanno più notizie del volo MH370 della Malaysia Airlines con 239 persone a bordo tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Il volo decollato poco dopo la mezzanotte del 7 marzo da Kuala Lumpur, con destinazione Pechino, sembra essere svanito nel nulla. Tra l’una e l’una e trenta gli ultimi segnali inviati a terra dal Boeing, intorno alle 2 un radar militare ha intercettato il velivolo in una direzione opposta a quella programmata e infine alle 8 di mattina l’ultimo segnale captato da un satellite.

Il mistero di questo aereo diventa ogni giorno sempre più fitto con le più disparate teorie tra fantasia e cruda realtà. Sin dalle prime ore della sparizione di questo gigante, di lunghezza superiore ai 60 metri e un peso di oltre 300 tonnellate, i lati oscuri non sono mancati. Inizialmente nella lista dei passeggeri era segnalato un italiano (Luigi Maraldi) che appresa la notizia, ha subito comunicato che probabilmente a bordo ci fosse qualcuno che era entrato in possesso del suo passaporto, rubato quasi un anno fa. Questo primo segnale ha fatto subito pensare all’azione terroristica, ma solitamente queste azioni vengono rivendicate e le successive verifiche hanno scoperto che il passaporto era stato utilizzato per un caso di immigrazione clandestina.

Man mano che i giorni passano le ipotesi sulla sparizione si moltiplicano, come il suicidio dei due piloti con conseguente setaccio della loro vita privata alla scoperta di qualche segnale di questa tragica scelta.

Alcuni piloti invece ipotizzano un incendio a bordo, che ha costretto il comandante ad una virata di emergenza alla ricerca di un aeroporto su cui provare un atterraggio di emergenza e che giustificherebbe lo spegnimento del transponder (dispositivo che manda segnali ai radar di terra). In seguito il fumo avrebbe provocato la morte per asfissia dei piloti e l’aereo sarebbe precipitato in mare.

Dalle analisi della lista dei passeggeri è emersa la presenza a bordo di una ventina di super-ingegneri che si occupano di progetti “TOP SECRET” e ricordando qualche pellicola cinematografica si è anche ipotizzato un rapimento per carpire questi segreti. L’aereo sarebbe atterrato in chissà quale aeroporto abbandonato.

Tra le ipotesi, ovviamente non viene scartata l’avaria meccanica con una esplosione in volo o con il velivolo che è precipitato e giace in fondo al mare.

Nel frattempo le ricerche proseguono così come proseguono le preghiere dei parenti delle persone a bordo che non hanno perso la speranza di rivedere i propri cari, anche alla luce della testimonianza di diverse persone che hanno visto alle 6 dell’8 marzo volare un grosso aereo a bassa quota nei cieli delle Maldive, dove si trova una delle piste che il pilota aveva provato nel suo simulatore di volo trovato nella sua abitazione.

Non sappiamo quando questo mistero sarà risolto, ci restano solo le ultime parole del copilota “tutto bene, buona notte” che oggi sembrano un messaggio in codice.

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