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Il figlio di Luana D’Orazio, operaia morta sul lavoro, affidato ai nonni materni

Il Tribunale dei minori di Firenze ha affidato ai nonni materni, per 24 mesi, i figlio di Luana D’Orazio, giovane mamma morta sul lavoro a Prato. Il padre Giuseppe Lerose, che per i nonni non si era mai interessato al bambino, ha ottenuto di poterlo visitare.

Cronaca
Pubblicato il 14 agosto 2022, alle ore 15:23

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Il figlio di Luana D’Orazio, operaia morta sul lavoro, affidato ai nonni materni

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Il figlio di Luana D’Orazio, giovane operaia morta sul lavoro lo scorso anno in provincia di Prato, rimarrà con i nonni materni. A deciderlo il Tribunale dei Minori di Firenze, che ha stabilito che il piccolo Alessio, di 6 anni, dovrà rimanere per i prossimi 24 mesi con i genitori della madre, così come ha sempre fatto da quando è nato e dalla morte della giovane.

La vicenda era finita in tribunale dopo i genitori della vittima avevano chiesto la revoca della capacità genitoriale del padre biologico del bambino, mentre Giuseppe Lerose aveva chiesto di continuare ad avere contatti con il figlio. L’uomo, che fa l’operaio e vive in Calabria con altri figli, aveva concepito Alessio insieme alla giovane Luana dopo una breve relazione.

In seguito alla nascita del bambino, i nonni materni sostengono che si è sempre disinteressato a lui, ed i magistrati hanno riconosciuto che l’uomo non ha mai cercato attivamente di mantenere il rapporto col figlio prima della morte di Luana. A luglio 2017, la giovane aveva ottenuto l’affidamento esclusivo del figlio, con la possibilità per Lerose di visitarlo con 5 giorni di preavviso. Dal 2017 l’uomo non avrebbe però mai incontrato i figlio, secondo i genitori di Luana.

Il bambino, prima e dopo la morte della madre, ha sempre vissuto con i nonni materni, ed in seguito alla tragedia i servizi sociali giudicarono che la soluzione migliore per Alessio fosse di rimanere con loro. Il tribunale ha indicato ai servizi sociali di Pistoia di creare un calendario per una serie di “incontri protetti padre-figlio, in luogo idoneo“. 

L’avvocato di Lerose, che non ha più la responsabilità genitoriale sul bambino, ha commentato: “Il mio assistito ha deciso di non fare ricorso. Non ha mai chiesto l’affido, ma solo di vedere il figlio. È convinto di non avere avuto giustizia ma che sarà il figlio a capire negli anni che suo padre non ha rinunciato a lui.

Sono con il mio nipotino, non posso parlare e comunque di lui non voglio dire nulla. Lo proteggo e lo proteggerò per sempre. Della decisione del Tribunale dei minori non sapevo niente“, ha commentato ai giornalisti Emma Marrazzo, la madre di Luana. Per la morte della 22enne, risucchiata e schiacciata dall’orditoio al quale lavorava, sono imputati la titolare dell’orditoio, Luana Coppini, suo marito Daniele Faggi e il tecnico manutentore Mario Cusimano.

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Cosa ne pensa l’autore
Anna Santini

Anna Santini - Sono felice per per una volta sia stata presa la decisione giusta. Una persona che dal 2017 non aveva mai incontrato il figlio non si può certo definire padre, e un bambino che ha conosciuto solo la mamma ed i nonni non può essere strappato dall'unica famiglia che abbia mai conosciuto dopo la morte della madre.

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