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Roma

Il direttore de “La Stampa” è positivo al Covid e si trova in terapia intensiva: "La tragedia vissuta non ci è servita"

Il direttore del quotidiano "La Stampa" racconta la sua lotta contro il covid che descrive “infido e silente”, lo fa dal reparto di terapia intensiva del Policlinico Gemelli che “si sta riempiendo sempre di più”.

Cronaca
Pubblicato il 21 ottobre 2020, alle ore 10:32

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Il direttore de “La Stampa” è positivo al Covid e si trova in terapia intensiva: "La tragedia vissuta non ci è servita"

Il direttore del quotidiano “La Stampa“, Massimo Giannini, nel suo editoriale racconta la sua lotta (fisica ed emotiva) contro il coronavirus che definisce “infido e silente”; lo fa dal reparto Covid e dalla terapia intensiva del Policlinico Gemelli.

Il racconto del direttore inizia con una sua affermazione: “e rieccoci qui, nella prima come nella seconda ondata, a litigare sulle colpe, a contestarci i ritardi”. In questo momento molti giornalisti e testate giornalistiche tendono a sminuire i dati dei contagi attuali paragonandoli a quelli della scorsa primavera, ma Massimo Giannini descrive la situazione dell’ospedale presso cui è ricoverato come una situazione in declino che sembra avere la stessa direzione e gli stessi problemi di quelli avuti della prima fase nella primavera scorsa. Il direttore, nel suo editoriale del 18 ottobre, racconta che il coronavirus è rimasto lo stesso, descrive gli effetti e i danni che questo agente patogeno sta creando al suo fisico ed a quello dei suoi vicini di letto.

Il racconto viene fatto proprio nel momento in cui il giornalista si trova ricoverato nell’aria covid del Policlinico Gemelli; l’uomo si trova allettato da 14 giorni e gli ultimi cinque li ha trascorsi in terapia intensiva collegato al tubo dell’ossigeno e ai sensori dei suoi parametri vitali tra cui il saturimetro, con un accesso venoso al braccio destro ed uno arterioso al braccio sinistro, necessari in caso di una rianimazione d’emergenza. Il giornalista spiega cosa lo ha spinto ad incentrare questo editoriale sul suo punto di vista, racconta di averlo fatto perché secondo lui “questa guerra si combatte nei posti letto dell’ospedale e non nei Talk Show e lui ora si trova proprio sul fronte di guerra”.

Giannini ha deciso di fare questo racconto sfruttando le sue capacità ed il suo ruolo giornalisticamente privilegiato per raccontare a tutti che in soli 5 giorni il reparto di terapia intensiva è passato da avere 16 persone ultrasessantenni ad avere 54 pazienti prevalentemente cinquantenni. L’uomo racconta che, a parte lui, soltanto un’altra decina di persone si trova in condizioni molto meno serie di tutti gli altri che si trovano in condizioni molto gravi, intubati e sedati. Il direttore ha raccontato che anche adesso proprio come nella primavera scorsa i medici e gli infermieri hanno iniziato a fare dei doppi turni consecutivi per poter garantire un’assistenza medico-sanitaria alle persone contagiate dal coronavirus.

Il direttore del quotidiano torinese dichiara che in primavera il personale medico-infermieristico veniva considerato come “eroi” ma che ora nessuno ci fa più caso, si sono già dimenticati di tutto quello che hanno fatto. L’uomo racconta che anche adesso queste persone stanno facendo un super lavoro, bardati dentro a tute, guanti, mascherine e occhiali e che lo fanno con un amaro sorriso negli occhi per accompagnare le persone nel loro percorso di guarigione o di morte.
Si sono già dimenticati tutto” afferma Giannini, dichiarando che la tragedia vissuta non è servita a nulla e conclude dicendo: “L’ho scritto da sano e lo ripeto da malato: le cose non stanno andando come avrebbero dovuto”.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Fa decisamente impressione sentire le parole del direttore de "La Stampa". Le sue parole giungono allo stomaco come una pugnalata, ti fanno capire quanto sia difficile essere da quella parte e da quella dei parenti che sono costretti a stare lontano dai propri cari e questo fa venire ancora di più la rabbia per tutti quelli che negano l'esistenza della malattia e quindi non attuano i protocolli di sicurezza.

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