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Il boss Michele Zagaria depresso e con tendenze suicide: "Il regime 41bis è troppo duro"

Il boss Michele Zagaria avrebbe mostrato tendenze suicide: ecco perché sono state rafforzate le videosorveglianze. I legali del boss ai giudici: "In alcuni processi non vuole più difendersi."

Cronaca
Pubblicato il 10 febbraio 2018, alle ore 02:19

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Il boss Michele Zagaria depresso e con tendenze suicide: "Il regime 41bis è troppo duro"

Diagnosi di forte stato depressivo: è questa la relazione inviata dagli avvocati del boss del clan Casalesi, ovvero Michele Zagaria, dopo una consulenza medica ai giudici del processo in cui è imputato. I legali, Angelo Raucci e Andrea Imperato, mettono sotto accusa il regime del 41 Bis, a cui è sottoposto il loro assistito Zagaria, definendolo “davvero troppo duro“.

Per i legali di Michele Zagaria, il 41 bis è talmente duro che il loro assistito “per protesta ad alcuni processi ha revocato me e il collega, ovviamente solo per alcuni procedimenti nei quali ha deciso di non difendersi più.” A quanto pare, Zagaria avrebbe mostrato anche tendenze suicide: ecco perché nella sua cella sono state rafforzate le misure di sicurezza, tra cui la videosorveglianza, oltre ad essere controllato anche quando va in bagno. Gli avvocati dichiarano che quella mostrata non è una semplice insofferenza: “ma una pretesta contro una restrizione che lo vessa impedendogli anche l’esercizio dei diritti costituzionalmente garantiti, come salute, studio, società e lavoro.”

Il boss Michele Zagaria ha trascorso una latitanza di ben 16 anni, rintanato in bunker molto sofisticati, costruiti nel Casertano, e viaggiando nascosto nei bagagliai delle automobili. Il legale Angelo Raucci ha inoltre esposto che “uno dei giudici cui abbiamo inviato la relazione, il gup del tribunale di Napoli Claudia Picciotti, davanti alla quale pende il processo per l’estorsione al Polo calzaturiero di Carinaro, ha anche scritto al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, per capire cosa stesse succedendo a Zagaria, senza ricevere però risposta“.

Per tale processo, sono stati chiesti 12 anni per il boss dei casalesi, ma la sentenza è poi slittata, a seguito della decisione di Zagaria di revocare i suoi legali. Tra i quesiti problematici, sollevati dall’imputato, ci sono la mancanza di un compagno per l’ora in cui dovrebbe socializzare, in carcere nessuno ne risulta idoneo, e il cambio dello psichiatra che seguiva Michele Zagaria per lo stato depressivo. 

I legali di Zagaria hanno fatto richiesta di essere ricevuti dalla direzione del carcere, per portare alla luce la questione, e sono in attesa di risposta. Nel frattempo, a Marzo, si terrà la sentenza rinviata.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - Il diritto a una vita comunque idonea in carcere va rispettato verso tutti. Le situazioni delle carceri in linea generale sono da migliorare in tutta Italia, in quanto - al momento - non sono un vero e proprio luogo di reinserimento e rieducazione del reo. Per la questione del boss dei casalesi, bisogna fare luce se la colpa sia imputabile al modo in cui vive in carcere, o a un suo stato psicologico.

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